Tirò fuori una mano di tasca e si dette una lunghissima grattatina di capo.
Così fantasticando, giunse in vicinanza del campo, e lì si fermò a guardare se per caso avesse potuto scorgere qualche albero coi rami carichi di monete: ma non vide nulla. Fece altri cento passi in avanti, e nulla; entrò sul campo.... andò proprio su quella piccola buca, dove aveva sotterrato i suoi zecchini, e nulla. Allora diventò pensieroso, e, dimenticando le regole del Galateo e della buona creanza, tirò fuori una mano di tasca e si dette una lunghissima grattatina di capo.
In quel mentre sentì fischiarsi negli orecchi una gran risata: e voltandosi in su, vide sopra un albero un grosso pappagallo, che si spollinava le poche penne che aveva addosso.
— Perchè ridi? — gli domandò Pinocchio con voce di bizza.
— Rido, perchè nello spollinarmi mi son fatto il solletico sotto le ali. —
Il burattino non rispose. Andò alla gora e riempita d'acqua la solita ciabatta, si pose nuovamente ad annaffiare la terra, che ricopriva le monete d'oro.
Quand'ecco che un'altra risata, anche più impertinente della prima, si fece sentire nella solitudine silenziosa di quel campo.
— Insomma, — gridò Pinocchio arrabbiandosi — si può sapere, Pappagallo mal educato, di che cosa ridi?
— Rido di quei barbagianni, che credono a tutte le scioccherie e che si lasciano trappolare da chi è più furbo di loro.