— C'è altro da fare?
— Nient'altro; — rispose la Volpe — ora possiamo andar via. Tu poi ritorna qui fra una ventina di minuti, e troverai l'arboscello già spuntato dal suolo e coi rami tutti carichi di monete. —
Il povero burattino, fuori di sè dalla gran contentezza, ringraziò mille volte la Volpe e il Gatto, e promise loro un bellissimo regalo.
— Noi non vogliamo regali; — risposero que' due malanni — a noi ci basta di averti insegnato il modo di arricchire senza durar fatica, e siamo contenti come pasque. —
Ciò detto salutarono Pinocchio, e augurandogli una buona raccolta, se ne andarono per i fatti loro.
XIX. Pinocchio è derubato delle sue monete d'oro, e per gastigo si busca quattro mesi di prigione.
Il burattino, ritornato in città, cominciò a contare i minuti a uno a uno: e quando gli parve che fosse l'ora, riprese subito la strada che menava al Campo dei miracoli.
E mentre camminava con passo frettoloso, il cuore gli batteva forte e gli faceva tic, tac, tic, tac, come un orologio da sala, quando corre davvero. E intanto pensava dentro di sè:
— E se invece di mille monete ne trovassi su i rami dell'albero duemila?... E se invece di duemila, ne trovassi cinquemila? e se invece di cinquemila, ne trovassi centomila? O che bel signore, allora, che diventerei!... Vorrei avere un bel palazzo, mille cavallini di legno e mille scuderie, per potermi baloccare, una cantina di rosolii e di alchermes, e una libreria tutta piena di canditi, di torte, di panettoni, di mandorlati e di cialdoni colla panna. —