Sotto poi ai libroni, un gran tronco di albero con corteccia growing on Rome. Represents the growth of Italy on the fall of Rome. Intorno al tronco una viva vite forma la parola «Italia». La vite è un emblema della prosperosa vita italiana. The stump is Italy.

Nè basta; ma otto grandi radici si innàlzano dagli àngoli dello zòccolo ottagonale inferiore; quattro di esse dispàjono subitamente: le altre quattro si svilùppano fin quasi alla cima dell'obelisco, decorato da un pupazzetto di stile cinese.

Intorno allo zòccolo, otto scene allegoriche ricòrdano, in marmo scuro, i tristi giorni di Roma[11].


Torniamo ora tra i nostri concittadini. Vi ha chi ci chiama per proporci un affare.

E questi è il n. 98, che, coerentemente, si fregia per epìgrafe delle parole «ad onore di S. E. il ministro Magliani». Il suo monumento è una delle sòlite colossali puddinghe, sovra la quale si eleva un gruppo rappresentante il buon senso di Vittorio Emanuele. Il monumento è denso di allegorìe e di strafalcioni. Vi si scorge, ad es., un ardito giòvane (il 1848) che strappa un velo con modo sdegnoso dalle mani di una vecchia dal volto grinzoso ed ipòcrita (la calunnia), vi si tròvano parecchi gradini che condùcono alla sommità e sono posti di fianco perchè la Rivoluzione dovette divèrgere ed usare per raggiungere la meta, spesso, mezzi soltanto legittimati dall'indiscutìbile necessità. Quanto però dà maggiormente nell'occhio è la proposizione con cui si chiude il manoscritto illustrativo. «Edificando il monumento — scrive l'artista, ammiratore di Magliani, — L'Italia darebbe una somma ad usura alla curiosità mondiale. Il monumento entrerebbe cioè nel nòvero di quelli per visitare i quali è stabilita una tassa d'ingresso. Da ciò conseguirebbe che in breve corso di anni, lo Stato avrebbe dalla tassa ricavato, oltre le spese di custodia e di manutenzione, la somma sborsata, rimanendo poi sempre fonte di lucro


Ma affrettiamoci alle gemme della collezione.

Sono tre.

La prima reca il n. 163 ed il motto: hanc ratus sum partem meam. Il suo autore non è nè ingegnere nè architetto ma ha sempre avuto trasporto per l'architettura. Scusatosi per la temerità della sua fatica, propone l'erezione, in mezzo ad un lago, di un tempietto di forma quadrata che figurerà un galleggiante. Nel tempietto, le cèneri di Vittorio Emanuele. Il lago, tutt'intorno, sarà rotondo ed ottusangolato. Il tempio poggierà su quattro piloni a ciascuno de' quali sarà attaccata una barchetta di pietra, e, sovra il ponte di ciascuna barchetta, un leone pure di pietra, adagiato col corpo ma con testa alta e maestosa. Nel tempietto si leggeranno quotidianamente messe. Non si aprirà al pubblico che qualche volta nell'anno, in occasione di feste nazionali od altre solennità, e il pùbblico vi accederà per mezzo di un ponte di ferro che rimarrà nascosto sotto il lago, nell'acqua, durante il resto dell'anno e si alzerà mediante un giro di manubrio. A capo del ponte, lungo la balaustrata che circonda il lago, due pilastri con due statue, rappresenteranno l'una, l'Italia che, con una coppa in mano versa di continuo le sue làgrime nel lago (al quale scopo sarà praticato un opportuno canaletto nella schiena della stessa Italia); l'altra, suo figlio Umberto. I giardini che fan corona al laghetto, verranno divisi tra le principali persone domiciliate a Roma. Ciascuna avrà l'esclusivo uso del suo giardinetto. Naturalmente — soggiunge l'autore — il monumento sarà collocato dove ci sia dell'acqua, non però troppo in vista, perchè il continuo aspetto del medèsimo lo renderebbe stucchèvole. Non si dissìmula che la sua idèa non possa venir presa in alcuna considerazione; spera pur tuttavìa che la Casa Reale concorrerà nella spesa e conclude, osservando che trova inùtile di presentare il modello del suo progetto essendochè, dalla lettura del manoscritto, ciascuno può dire di avere dinanzi a sè il monumento.