Dunque dal Triangolo 333 passiamo a prèndere la distanza in òrdine alle sopracitate nàscite, che è 6-12-10-24 e 25 che sommate si ha 77. Fine dei due troni! — ed aggiunto al 77 il 3 Divino si ha 80. Il futuro non si vede dall'uomo sibbene si càlcola.
È qui il profondo sig. Cànfora, fatta l'osservazione che tra un dito e l'altro di quella sua Manus-Dòmini, vi è certamente affinità di natura con gli oggetti esterni e col proprio èssere, prega il lettore di vòlgere la sua mente a quell'uovo di Cristòforo Colombo che tutti i dotti ci pòsero a quell'atto la sòlita carta senapata. Ma quello che segue, o signori, non è l'uovo di quel tempo, sibene l'ovaja dell'inconprensìbile dalla quale sorge la natura del tutto e l'òrdine dello stesso.
Continua quindi per una mezza dozzina di pàgine i suoi còmputi (egli li chiama còmpiti) cogli anni e colle date che si riferiscono ai cinque personaggi della Manus Dòmini, cui unisce per maggior còmodo la leggendaria età della morte di Cristo e gli anni di Leone XIII e ne trae inaspettati raffronti e profezìe miracolose... per il passato. Felice poi delle sue scoperte, ad ogni tratto esclama: Sicchè dall'uovo di gallina non sorge il gallo!... Ecco un altro uovo di Cristo e non di Cristòforo!.. Ecco come questo uovo ha generato l'ancùdine e il martello dell'archetipo — mente del Redentore — Iddìo...... La parola di Dio è nei suòi càlcoli i quali non si ammàssano negli Empìrici, Tereostàtici e curiosi fanàtici di punti e vìrgole. Da questo càlcolo si osserva chiaro il gran mistero per i pòpoli avvenire: se il lettore non crede, ne faccia una girata ai pòsteri... e fà notare come un certo suo càlcolo cabalìstico sia stato originato fino dall'anno 1868 e pubblicato in parte sul giornale «Il progresso Livornese». Sicchè quel 28 era l'uovo della divina sapienza che si doveva rompere nel 1878. Infatti si ruppe, e l'autore di questo càlcolo restò sempre più sorpreso, unito ai suòi amici, i quali conoscèvano una tale misura.
La sublimità dei concepimenti non impedisce però al sig. Cànfora di trastullarsi con qualche bisticcio gramaticale: si direbbe anzi che nella essenza della parola egli cerchi nuovi argomenti alle sue enigmàtiche affermazioni. L'agricoltore — così egli scrive — pianta, spianta, taglia ed innesta non a capriccio; come l'astrònomo, non può servirsi della fatalità per annunciare un uragano o della Cumana per dire «domani piov-era». Ed infine un filòsofo Trippucco non può dimostrare l'òrdine sociale... Ed altrove: signor lettore, se ha sano cervello e fegato ben formato saprà, da una parte, compatirmi o pur saprà scovare l'incògnito del mio debolìssimo ver-detto e del mio mitìssimo ben-fatto non solo; sibbene saprà vedere che tra tanti gabalisti imbecilli che ammòrbono il nostro meridionale, vi sono ancora una infinità di preti, i quali si danno molta importanza, dirèi quasi tutti, di andare contro il progresso della ragione divina.
Nè il signor Cànfora, ha torto, pare, di aver rancore coi preti, poichè nessuno di essi si è mai benignato di visitare la sua òpera, temendo di andare all'inferno — anzi, sol leggendo i suoi còmpiti spediti pel canale dell'arcivescovo de Bianchi Dòttola di Trani al Santo Padre Leone XIII, gli ha preso il male epilèttico; mentre invece essi (i preti) dovrebbero sapere che il 33 è il pesatore del vero e come tale saprà con la sua frusta umanata mèttere all'ìndice delle anime dannate la càusa di tanto scisma.
Tornando quindi ai suòi terni e quaderni, alle sue quintine e tòmbole metafìsiche, il sig. Cànfora, che probabilmente è una vìttima del giuoco del lotto, Leone XIII — scrive — è nato nel 1810, esaltato al trono del culto il giorno 20 febbrajo 1878, incoronato il giorno 3 marzo. Sicchè, unendosi i detti tre tempi 10, 20 e 3 si ha 33 — secco secco. E questo lo sapeva Leone XIII? Ecco dunque un altro uovo della divina sapienza che viene rotto da Giovanni Cànfora da Barletta!
Ed è in base ai suddetti càlcoli e ad altri moltissimi che non abbiamo creduto indispensàbile di trascrivere, che il sig. Cànfora s'è posto all'òpera fin dal 15 gennajo 1878 onde concretare il suo concetto, che, per la verità, gli è testimone l'intero paese nonchè il rispettivo Comando militare dove ha lavorato per lo scorso di tre anni circa...
E il gran segreto, lo scopo, il risultato di tutta quanta la miràbile òpera, è, salvo errore, il seguente
PROBLEMA
E più V eguale a quattro G meno G.