Aprile, 1882.

POSTILLE

[1]. È notèvole infatti come la più parte de' concorrenti abbia saccheggiato senza pietà i monumenti più cèlebri del mondo, traducèndone, deturpate, ne' suòi bozzetti le idèe e le forme. Incontriamo quindi ad ogni passo la Mole Adriana e il sepolcro di Cecilia Metella ridotti a stufa, il Pàntheon schiacciato a panettone, il tempio tiburtino della Sibilla con su una calotta cattòlica, ed archi di Tito, di Costantino, e dell'Étoile, e colonne trajane ed antonine senza nùmero. Nè manca il Pandrosio nè il tempio di Arminio nella Selva Nera nè il monumento di Pietro il Grande a Pietroburgo. Alcuni poi, che, dall'accoppiare due furti, crèdono forse di non passare per ladri, han sovrapposto all'arco di Settimio Severo la colonna Trajana, che viene quindi col pieno della sua mole a poggiare sul vuoto della porta di mezzo, con quale spàsimo del buon senso è fàcile di capire (V. bozz. n. 51, Iddio lo volle e la stella d'Italia si fermò su Roma, — n. 218. L'Aurora, — n. 271 Estremo Oriente e n. 28 Rega Gherardo); oppure, capovolgendo quel pensiero rettòrico assài ma non illògico dal punto di vista della allegorìa, della statuaria antica, che pone in mano alle immàgini dei suòi gloriosi guerrieri la figuretta della Vittoria, fanno Vittorie di bronzo che règgono in palma statue del defunto sovrano grandi e grosse appressapoco come la sostenitrice. (V. ad. es. il bozz. n. 29 Vincenzo Falcioni).

Notèvole è pure come talune pensate — nuove se vuolsi, ma che non sèmbrano le più sensate — sieno, se non furate da concorrente a concorrente, sorte contemporaneamente in diversi cervelli. Di archi trionfali sorreggenti colonne, ne abbiamo, salvo errore, contati quattro: così, l'idèa di adoprare il mappamondo a foggia di cùpola con tracciata nel mezzo la penisola itàlica e nella penìsola Roma e sovra Roma, a guisa di perno, l'effige del Re, la troviamo nei bozzetti 153 (Giordano Edoardo) 218 (L'Italia è pace e civiltà) 219 (Vis unita fortior 1º) e 254 (Tutto è poco per tanta memoria); così, i gironi del purgatorio dantesco si riscòntrano in Amèndola (n. 130) e in Ximènes-Gallori (n. 209) due bozzetti però che appartèngono all'arte; mentre la piràmide a scalinate colle statuette che vi si arràmpicano — imitazione, pare, di un grosso pangiallo coperto di mosche bianche — si ripete al n. 188 (Macdonald Alessandro) e 229 (Landi Guido) e la colonna di mandorlato da cui spùntano, a guisa di furòncoli, innùmeri testoline, appare ai bozzetti 119 (Ignazio Perricci) e 221 (Di Pinto Domenico).

[2]. Questo telegrafista di Avigliana Basilicata ha progettato una colonna di stile, dirèbbesi, burocràtico, da illuminarsi elettricamente. L'ingrediente della luce elèttrica fà parte anche di altri progetti, come ad esempio di quello del dottore Depraz (n. 24) che cangerebbe la mole Adriana in un gran faro, di quello del S.r Falcioni (n. 30), e di quello del S.r Auteri Pomar (n. 195) consistente in un mucchio di cùpole e pòrtici con un reggimento di bronzea cavalleria sul tetto ed un angelone. «Cento saranno le colonne — dice l'autore con drammàtica foga — e ogni città scolpirà la sua. Al sòrgere della notte, sulla fronte dell'Angelo splenderà la stella d'Italia...»

[3]. Il Sig. Camillo Ferrara, ex-ufficiale in ritiro (bozz. n. 22) vorrebbe, non un monumento di bronzo o di marmo, ma un opificio dove poter impiegare moltissimi lavoranti. Nell'opificio sarebbe poi collocata una fontana coll'erma del Re. L'autore chiama sè stesso (a torto) un matto che non sragiona.

[4]. Dal canto suo, il francese dott. Depraz si propone principalmente di lavare gli italiani, e i romani in ispecie. Suggerisce quindi di fabbricare le Terme Vittorio Emanuele intorno alla mole Adriana, cangiando questa in un gran faro elèttrico. Il Depraz osserva, con francese modestia, che tale idèa è superiore a tutti i progetti di marmo che pittori, scultori ed architetti potrebbero presentare. Egli desidera anzitutto «la rigenerazione igiènica del pòpolo

Al signor Depraz e all'altro citato nella precedente nota nùmero 3, sarebbe anche da aggiùngersi il signor Elia Rapetti (bozz. 34) che, in una relazione non scritta male, osserva che il Mausolèo di Adriano o altro consìmile dell'antichità non potrebbe servir di modello pel monumento a Vittorio Emanuele, rappresentando esso la morte scèttica. Il primo Re d'Italia avendo invece fatto una fine cristiana, è necessario, secondo il Rapetti, che il monumento raffiguri una morte munita dai conforti religiosi. Propone quindi l'erezione d'una chiesa, una specie di chiuso cassone lombardesco.

[5]. Questi bozzetti rècano rispettivamente i seguenti motti e si presèntano come qui appresso: — (Quella parte di noi che intende e vuole) Arco di trionfo — (Una casa bianca) Tempietto bianco con cùpola di stile àrabo-burlesco — (Artibus ingenuis quaesita est gloria multis). Chiosco da giardino con una stella a vari colori pendente nel mezzo — (Virtus) Pàntheon con tre sediette fuori di prospettiva sul dinanzi — (Rijssens de Lauw) Torre monumentale barocca in mezzo ad un parco aquàtico — (Wheeller Richard) Tempietto gòtico-còmico — (Savoja) Tela cerata con su dipinto un monumento a gruppi e statue equestri, e molti visitatori — (Baldassare Peruzzi) Monumento con statue equestri e pòrtici. Vi dòmina il colore spinaci — (B) Ricalco del tempio d'Arminio — (L'attuàbile) Sovrapposizione di monumenti. La relazione comincia: Vittorio Emanuele superati vari ostàcoli polìtici e militari... — (Italiae cassis) Lùcido del monumento a Pietro il Grande in Pietroburgo — (Asch Harry) Tempietto indiano — (Vis) Fontana con figurine di terra cotta e cascate di striscie di vesciche — (Persevere) Tempietto — (ALMENO un omaggio alla dinastia di Savoja) Tempio greco con su un castello medioevale e sopra un palazzo del rinascimento che termina con un pinàcolo barocco.

[6]. Come delle condizioni e professioni dei singoli esponenti, così riesce difficilissimo di accertarsi della patria dei medèsimi a chi, come noi, non fu presente al ricevimento dei loro bozzetti e deve accontentarsi di prènder norma dai motti genèrici e dai nùmeri progressivi, che, in generale, ne sono l'ùnico contrassegno.