Le rudi ma pur maestose costruzioni dei prischi quiriti insegnano che le opere semplici e sode sfidano l'eternità.

Un'altra mole faragginosa è messa innanzi dal n. 82 (Una idèa 1ª), il quale però ci avverte che la sua idèa e forse troppa americana per questa parte di mondo ma storicamente lògica. E domanda: chi ha fatto l'Italia? Il progresso: di progresso deve dunque la nuova Italia farsi banditrice al mondo. L'autore si limiterebbe a pigliare, per base del suo monumento, Castel Sant'Angelo, e nel monumento, da chiamarsi Gloriaedum, porrebbe le effigi degli uòmini illustri di qualunque età e paese. Tra essi, la statua di Cristo, colle spalle vôlte al Vaticano. A giustificare poi la statua equestre del Re sul cùlmine della ex mole Adriana, l'autore, per mostrarsi anche in ciò ragionèvole, propone di usufruire l'antica interna salita a spirale, rendèndola non solo accessìbile ai cavalli, ma anche ad un pìccolo tram.


Se il n. 82 ha progettato un Gloriaedum, il 38, ossìa il sig. Francesco Vallònica, propone un Meganthropon. Consiste in una fortezza con su un tempio toscano. Nella fortezza gira un androne da ospedale coi busti di tutti gli uòmini celebri. L'artista non si accontenta di esporre il suo progetto (che è, come altri non pochi, roba vecchia riutilizzata per l'occasione) ma vi còlloca tutt'intorno una serie di quadri, nei quali, sotto il vetro, si lèggono i lusinghieri giudizi che di lui hanno dato parecchi riputati giornali italiani, quali il Diritto, il Bersagliere e la Gazzetta d'Italia. Vero servizio da amico che egli rende a que' crìtici!


Una fiera di uòmini cèlebri è pure l'idèa che ha provocato il bozzetto n. 168 (Dante, Vittorio Emanuele e l'Unità italiana). Quì si tratta di un tavolone, càrico, come quelli che rècano in capo pel mondo i figurinài di Lucca, di statuette di gesso, nane e sciancate, equidistanti tra loro. Rappresèntano tutte, salvo rade eccezioni, un personaggio medèsimo, non avendo l'artista potuto per ragione di tempo e di salute modellarle tutte. In questo archetipo — così si esprime l'autore — non vi si trova niente di tuttociò che chiàmasi decorazione e che è la vernice con che si abbellisce una composizione: la impressione che se ne ricava è quindi l'effetto di linee in cui l'occhio si riposa saporitamente, essendo quelle linee la natura stessa in tutta la sua nuditezza (sic). In ogni modo, il concorrente, affinchè non si dùbiti che egli abbia trasandato quegli abbellimenti per incapacità, crede suo òbbligo di dichiarare, 1º che, vìttima della più fiera prepotenza di gente ingorda e maligna oramài sotto l'impero della giustizia, egli non ha potuto, suo malgrado, fare nella esecuzione del progetto il voler suo, bensì quello del potere al quale poco mancò a mètterlo nella dura necessità di rinunziare al concorso e pèrdere così un pensiero cotanto carezzato e che può darsi sarà quello che più splenderà nel concorso — 2º che egli prega la Commissione di crèdere la verità delle sue parole, le quali, del resto, pòssono èssere autenticate da fatti legali e giurìdici indistruttìbili che hanno avuto luogo, ecc. — La figura principale del monumento è naturalmente quella di Vittorio Emanuele. Il Re, in mezzo a un loggiato dal quale si scende per due gradinate semicircolari, è in atto di chiùdere la Divina Commedia e di prendere una grande risoluzione, proferendo una lunga filastrocca che si trova consegnata nel manoscritto esplicativo e che comincia: Sì, pòvera patria mia, tuttora tu duri frantumata... ecc. — Quanto non è grande il pensiero dell'artista! — soggiunge con convinzione l'artista stesso.

Segue poi una minuta descrizione di tutte le statue e gruppi e basso-rilievi che attòrniano il simulacro del Re, e fra i nomi degli uòmini cèlebri che vi s'incòntrano, si lèggono quelli di Cavour, Ricàsoli, Galilèo, Colombo, Crispi, Bertani, misti agli altri di Montezèmolo, Pianciani, ecc. Ventidue basi sono poi destinate alle statue di altrettanti ufficiali di grado superiore.

Nòtisi che il monumento offre qua e là degli spiazzi da coltivarsi a giardino, nonchè quattro cafeaus, i quali, per il concetto polìtico-militare dell'autore, hanno all'esterno apparenza di alloggiamenti militari, ed all'interno sèrvono per alloggiarvi la guardia che deve montare al monumento o per altri usi.