Ma il monumento è un nulla in confronto della soddisfazione che sente per le sue belle pensate il coscienzioso autore. Dal fin qui detto — egli scrive — si vede che, il concetto non solo corrisponde perfettamente al programma di concorso da non lasciare niente da desiderare, ma che quest'ùltimo vi è svolto in modo che tutto il monumento è una composizione artìstica..... Di più, siccome ci voleva un edificio che non avesse nulla di quelli fàttisi dai greci fino ai giorni che còrrono, il medèsimo autore osserva che, tanto la maestosa grandezza che la novità si tròvano nel progetto del concorrente, il quale ha una specie di convinzione che nello stile, il suo progetto sarà solo tra gli altri, mentre egli è sicuro delle proprietà scientìfico-artìstiche dello stesso progetto...... Parlando poi di una vasca da collocarsi nel centro del piano sottostante al loggiato, vasca coi sòliti cavalli marini: È fàcile — egli esclama — vedere l'effetto màgico che deve fare questa parte del monumento poichè la vasca così fatta gli dà una grazia veramente incantèvole; ed altrove: l'artista arricchì il monumento del giardino nella maniera che si vede, non a casaccio, ma a ragione veduta, imperocchè tutto il monumento, così com'è nel progetto del concorrente, òbbliga chiunque, qualunque sia la sua condizione sociale e finanziaria, nonchè la sua coltura, la sua nazionalità ed anche il sesso, di dovervi andare tutti i giorni..... Tale monumento, che sarebbe la delizia nel dì, diverrebbe un'incanto nella notte, illuminato dal gas e animato dai concerti delle bande musicali, nonchè dal mòversi, per lungo e traverso di quei viali, di tutto un mondo di bellezza e di eleganza — ciò tanto più, perchè i due «kaffeehäuser» sovracitati, a tergo del monumento, essendo ben disposti ed elegantemente messi, pòssono servire per còmodo di quelle persone d'ambo i sessi che si tròvano a passeggiare per tutto il monumento e ciò onde evitare a quelle persone la pena di dover allontanarsi, pel soddisfacimento di un bisogno, da quel luogo di delizia, nonchè di soffrire sino a che arrìvino a trovare un locale che faccia per il fatto loro.


Questa lodèvole preoccupazione pei bisogni dei visitatori, appare anche, benchè meno apertamente, nel bozzetto n. 157. (La nostra propizia cometa). Anzitutto, il suo autore espone, in gesso, una torre pentagonale di stile senza esempio — così egli c'informa — come fu il modo della costituita nostra nazionalità. E i dieci giri di cui si compone la torre rappresèntano gli anni impiegati per la costituzione della nazione. Nelle fermate havvi per ogni piano due finestre ed una porta che mette in comunicazione colla scala interna ed una càmera per qualunque evento potesse giùngere ai visitatori. — Alla torre pentagonale, l'autore aggiunge un bozzetto, parimente di gesso, raffigurante Vittorio Emanuele che, giunto all'apice, si arresta dando il segno dall'alto: sotto il cavallo, la Discordia si ròsiga il dito.


Passiamo ora rapidamente dinanzi il n. 280 (Fannomi onore e di ciò fanno bene) che propone una fontana con tritoni e nerèidi, avvegnachè le principali battaglie della indipendenza furono combattute sui fiumi; diamo un fuggèvole sguardo al n. 282 (Tricolor) che vorrebbe, a materiali di un suo infelice tempietto, adoprare per lo zòccolo il granito rosso di Baveno, per le colonne il marmo bianco e per la copertura il bronzo leggermente ossidato, allo scopo, dice, di raffigurare i gloriosi colori d'Italia; e, medesimamente, non più di una occhiata al manoscritto del n. 251 (Epopèa) che gravemente comincia: L'opera sapiente del Fattore dell'Universo, incombendo agli elementi tutti la loro divisione, volle che il nostro suolo configurasse di sua natura l'unità...; e soffermiamoci invece qualche istante dinanzi al bozzetto n. 32 del professor Pietro Montani.

Questo signor Montani, membro della Società imperiale russa d'archeologìa, membro del Sìllogo ellènico, architetto in capo della Romelia Orientale, già architetto e decoratore dei palazzi dei sultani, cavaliere e commendatore di più òrdini equestri ed allievo dell'Accademia di Milano — com'egli si qualifica — ha disegnato 11 tavole, di cui le prime cinque riguàrdano il monumento da lui progettato, che è in sostanza il Pandrosio sul quale s'impernia il tempietto di Lisìcrate, guasto il tutto da aggiunte del concorrente, e le altre sei si riferiscono alla struttura geomètrica della razza italiana appresso Raffaello — alla struttura della razza dominante in Italia ed a quella della sua minorità risultante dalla legge di atavismo — alla struttura geomètrica della razza ellènica — finalmente, alla colorazione dello spettro solare e tuoni corrispondenti rilevati dalla colorazione di un tapetto (sic) persiano di magnìfico aspetto.

Il professor Montani principia la sua relazione pienamente in possesso della facoltà ragionatrice, osservando che per Vittorio Emanuele non si può erìgere un monumento individuale, giacchè la sua personalità si confonde con quella dell'Italia intera[9]; passa poi alla descrizione particolareggiata delle pitture e delle statue allegòriche del monumento, che sono le sòlite Prudenza, Concordia, Vittoria, Diritto, Valore, Giustizia, ecc.; quindi, entrato in considerazioni sullo stile da esso prescelto, il quale stile dovrebbe èssere esclusivamente italiano (in che modo lo faccia italiano, il signor Montani, s'è visto) si mette a commentare Vitruvio, diffòndesi negli argomenti delle cùpole emisfèriche e parabòliche, degli archi di cerchio parabòlici ed a ciclòide, delle volute a spirale geomètrica ed a curve generate da una lama che si ripieghi, della risoluzione delle diagonali che risùltano in pianta... e vie via, si estende a parlare della legge del ritmo, alla quale dee sottostare l'opera d'arte destinata a far parte integrante di un monumento. Come si vede, il signor Montani, ha già fatto assài strada per dilungarsi dal tema del concorso. Ma non par che gli basti. La camminata gli rende sempre più spedite le gambe, ed èccolo ch'egli scantona a discùtere dell'òbbligo che incombe all'artista di rispettare la struttura angolare della razza che imprende a rappresentare. E qui l'egregio architetto della Romelìa Orientale, agitando la sua «marotte»: L'animale — scrive — trovàndosi nel suo stato di stazione naturale, la projezione ortogonale del suo profilo, fatta su di un piano che dividerebbe il corpo in due parti simètriche, rappresenta un polìgono i di cui lati agiacente sono fra loro riaccordati parabolicamente. Ora, egli è dalla forma e dalla misura di questo polìgono che si riconosce, secondo il professor Montani, la diversità delle razze. Naturale quindi che il disserente venga a trattare delle caratterìstiche delle varie speci. Raccogliendo qualche pensiero dal suo dotto fascìcolo, troviamo che le speci dei brutti (sic) sono uniformi, mentre la specie umana è polimorfa... La caratterìstica italiana e il triàngolo equilaterale... Negli accoppiamenti eterogenei, la caratterìstica dei prodotti è rappresentata da una caratterìstica risultante dal prodotto degli ìndici delle caratterìstiche degli individui accoppiati. Così l'ìndice della caratterìstica trìgona essendo 3 e quello della pentàgona essendo 5, il loro prodotto sarà 15, indice di una caratterìstica quinquepentagonale......... Indicati poi diversi àngoli particolari e generali delle razze e ricordato il dovere di ogni buon artista di porvi mente: i greci — soggiunge il signor Montani — dàvano alle loro òpere la caratterìstica decapentagonale, pur si trattasse di effigi di cavalli. Gli egizi, però, riuscìvano meglio nei leoni che non i greci, avendo con essi identità di caratterìstica... Così, la caratterìstica encagonale (sic) è fortemente accusata dai giapponesi, l'eptagonale dagli atzechi, ecc.

Tanto poi per camminare un altro tantino fuor di propòsito, il signor Montani accenna alle opere di pittura, le quali oltre alla servitù del ritmo ed alla legge di struttura, sono anche astrette all'armonìa del chiaroscuro ed a quella del colorito. E però entra a parlarne, dichiarando di non voler cangiare la sua memoria in un volume — e va a finire nello spettro solare che si divide in 12 intervalli, i quali raffigùrano la colorazione che si trova in uno splèndido tapetto persiano; concludendo di aver scritto la sua diffusa e confusa spiegazione per obedire al dettame della legge di concorso, ove è detto che i concorrenti dèbbono chiaramente spiegare quanto intèsero di fare.


Impigliàmoci ora nel mare algoso delle allegorie.