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Astolfo, dopo il costume novello, era a Parigi inventor delle mode. Or le calze riforma, ora il cappello, ora le brache, e guadagna gran lode; e tagli or lunghi or corti al giubberello, i capelli or in borsa or con le code, le fibbie or di metallo ed or di brilli, ovate, tonde e quadre, e mille grilli.
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E perché gli piacevano le dame, ei fu inventor de' cavalier serventi. A vincer cori aveva mille trame, perch'era un damerin de' diligenti. Né si curava di freddo o di fame, per le servite, o di piogge o di venti, ed ogni stravaganza sofferiva, anzi lodava, anzi pur benediva.
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Spesso con esse alla lor tavoletta si ritrovava e mai non stava fermo. Or tien lo specchio, or fiorellin rassetta, e le guatava che pareva infermo. E poi diceva piano:—Oh benedetta! oh occhi! oh bocca! omè, non ho piú schermo, so dir ch'io ardo sin nella midolla.— Poi sospirava e fiutava un'ampolla.
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Ed aveva anche pronte, non so come, le lagrimette quando credea bene. Certo in far all'amor valea due Rome e por sapeva a tutte le catene. Addosso si può dir ch'avea le some di zaccarelle, o almen le tasche piene di spille e nèi e pomate e confetti, essenze e diavolon ne' bossoletti.
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E sapea dibucciare e mele e pere e melarancie dolci, e in spicchi farle, poi rivestirle che pareano intere, e gentile alle dame presentarle. In mille forme lor dava piacere, ché l'arte ha sin ne' cori a tasteggiarle, e conforme a' cervei sa porre il zolfo, tal che tutte voleano il duca Astolfo.