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Avino, Avolio, Ottone e Berlinghieri seguiano le sue fogge e i suoi vestigi, e politi serventi cavalieri passavan fra le dame di Parigi. Ma Namo, il padre, mettea lor pensieri di ragion mille, oscuri e neri e bigi, perch'era avaro e dava poco il mese, e le mode valevan di gran spese.

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Anzi patian da quello gran rabbuffi: spesso d'emanciparli gli minaccia. —Che cosa son que' cappellin? que' ciuffi? que' pennacchin?—gridava rosso in faccia. —A che vi servon le frangie, i camuffi? Di farmi impoverir qui si procaccia; cervelli bugi, frasche, fumo e vento, vi diserederò nel testamento.—

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Essi, che questa cosa pur temeano, ma il bel costume non volean lasciarlo, merci a credenza e danari toglieano, dicendo:—Pagheremo al sotterrarlo.— E da' mercanti un avvantaggio aveano ne' libri, e si credea di poter farlo: che ciò che valea trenta mettean cento; e nondimeno ognuno era contento.

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Re Salomon, quantunque d'anni grave, voleva anch'esso corteggiar le donne. Nel luogo delle gote avea due cave ed era di struttura un ipsilonne. Pur s'ingegnava a ragionar soave ed alle dame diceva:—Colonne, e un giorno feci e dissi, e son terribile;— e si facea da qualcosa al possibile.

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E perch'egli era sordacchione affatto, le dame, stanche di sue scempierie, gli diceano:—Siam secche, vecchio matto, vecchio bavoso—ed altre leggiadrie; e poi ridean tutte quante del tratto. Ei credea delle sue galanterie ridesser, donde anch'egli ismascellava, sicché ognuno le risa raddoppiava.