93

Né sospir differenti a que' del vecchio manda la famigliuola afflitta e mesta, commossa dal sentirsi nell'orecchio il suon di quella umil santa richiesta. Finito il sacrifizio, in apparecchio sono Orlando e Dodone e menan questa brigatella, infelice nella sorte, del parlamento alle superbe porte.

94

Qui posti in lunga fila da una parte, marito e moglie e figliuoli e figliuole fanno inchini al votante che si parte per ire in sala, e non usan parole. Dall'altra banda Filinor con arte bacia faldoni e mai tacer non vuole, e va pur ricordando quanto sia d'antica stirpe e la genealogia.

95

Gano con sue parole assai stemmatiche, facendo il vecchio stanco e cagionevole, dice:—Qui son, ma pesanmi le natiche: venni per questo putto meritevole. Quando si tratta di cose tematiche, ogni fatica dev'essere agevole. Raccomando alla vostra pia natura quest'uomo insigne, ch'è mia creatura.—

96

Con Ipalca Marfisa in un cantone, coperta d'un zendale, è alla vedetta, ed a' votanti mette soggezione col ventaglio e facendo la civetta. Talor con leggiadrissima invenzione apre il zendal, poi lo richiude in fretta. Ad alcun paladin si mostra altera, ad alcun sorridente e lusinghiera.

97

Entrati nella sala Carlo Mano, prelati, paladini e cavalieri, chiuse furon le porte a mano a mano. Gli aspettator rimason co' pensieri. Lettor, l'avvenimento speri invano: ch'io tel dica, per or non è mestieri; deggionsi risparmiar de' fatti alquanti per la materia de' seguenti canti.