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Anzi, perché un bel pegno tosto abbiate dell'amor mio, della mia confidenza, vo' che tremila zecchin d'òr mi diate, ché supplir deggio a certa mia occorrenza. A un tal segno d'amor vi rallegrate: speditemeli tosto in diligenza; ma in avvenir non fate malegrazie, perch'io non vi farò sí belle grazie.—

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A sí gran colpo il marchese novello, che nell'interno è gabelliere ancora, sentissi gran rivolta nel cervello, pulsare il cor che gli balzava fuora. La soggezion, l'amore in un fardello coll'interesse, e il dubbio lo scolora, ché lo sborsar tremila zecchin d'oro non gli sembrava picciolo lavoro.

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Volea dir sí, volea dir no, volea promettere e mancar: va ruminando. Gran pagamenti fatti ch'egli avea, riscossion dure andava balbettando. Sorridendo Marfisa soggiugnea: —O vile, o pidocchioso, o miserando! voi mi movete il vomito, da dama; non dite piú, questo parlar v'infama.

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C'è Filinor guascon, che, benché paia un poveruomo, ha in cor de' gran luigi; e basterá ch'io mandi una ghiandaia, ché gli fo grazia a chiedergli servigi. Credei farvi finezza, allocco, baia, cavalier delle fogne di Parigi! Or vo' farvi veder come un signore tratta le dame che gli fanno onore.—

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Cosí detto, s'appressa al calamaio fingendo dissegnare un suo viglietto. Non dimandar se Terigi fu gaio o se fu per morirsi di dispetto. Avrebbe dato il cuore, non che il saio, piuttosto ch'ella scriva al giovinetto: non pensa s'ella dica bene o male, ma l'ammazza il viglietto al suo rivale.