45

Per venti scudi avrebbe querelato di lesa maestade un suo fratello, e s'infingeva ancor farsi avvocato per le ragioni or di questo or di quello. Chi s'affidava era poi consolato, e si può dir gli menasse al macello, perch'egli proteggeva tutti quanti, ma la ragione avea quel da' contanti.

46

E nondimeno ogni giorno alla messa, anzi alle messe andava: si può dire che n'ascoltava con faccia dimessa tre o quattro, che pareva il Dies irae. Ed ogni settimana si confessa, e a dir «mea culpa» si facea sentire; massime quando avea l'assoluzione, mette sospir ch'assordan le persone.

47

Quando giurare a qualchedun volea, acciò credesse le bugie la gente: —Per quella santa confession—dicea— che feci stamattina indegnamente.— E s'un giurava per Dio, si torcea facendosi la croce prestamente; e poi, volgendo l'occhio, dicea piano: —Non nominate il Signor nostro invano.—

48

Ma scandol sempre giva mulinando: mai non tenea la sua mente in quiete. Talor soletto andava passeggiando lá dove son le dinunzie secrete, e in quelle bullettin venía gettando contro al tal uom, al tal frate, al tal prete, e cagionava ben mille sciagure; poscia ingrassava udendo le catture.

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Un altro spasso avea il fraudolente: che tenea spia di tutti gli amoretti; poi di soppiatto avvertiva il servente e inventava raggiri, atti e viglietti, tal che faceva piú d'un uom dolente, e nascer mille ciarle e tristi effetti, e dissension nelle case e vergogna, e andar gli sposi in mitera ed in gogna.