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Sessantadue paladini il tal anno abbandonâr delle servite il fianco; parte per gelosia, chi per inganno, e chi perché il borsel gli venne manco. Mille famiglie l'altro ebbero il danno, pel lusso e pel puntare e pel far banco, pel far de' scrocci e prendere ad usura, di fallire e ridursi alla verdura».
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Piú oltre non vo' dir della materia, ch'oggi forma la storia del re nostro; dico sol ch'è ridotta una miseria, ch'io mi vergogno a consumar l'inchiostro. Ma sopra tutto la faccenda seria, cambiati paladini, è il fatto vostro, e che in casa pel figlio e per la figlia e per la suora non abbiate briglia.—
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Era Turpino rigonfiato e avria quattr'ore ancora seguitato a dire. Era stanco Rugger e disse:—Via, o tu mi vuoi o non vuoi favorire. Non so come ti venga bizzarria di rimprocciare il nostro poco ardire, l'obbligo che conviene e che ci tocca. Ricúciti una spanna della bocca.
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Ché non raffreni tu molti pretacci, che son sotto la tua giurisdizione, sfrenati, puttanier, peccatoracci, che insidian le moglier delle persone, zerbini, ignoranton? ché non gli spacci con la censura e con la sospensione? Ché Gesú Cristo è omai giunto alle mani di peggior genti degli ebrei marrani.—
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Se Turpino avea naso pavonazzo, a questa volta se gli fece nero. Comincia i piedi a batter sullo spazzo, e a gridar forte:—Oh, corpo di san Piero! Oh! io fo bene assai, se non impazzo per le parole che tu di', Ruggero. Che non fec'io per porre i preti a freno con duemila decreti o poco meno?