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I capi di famiglia e i padri omai non possono por freno a' figli loro, perché difetti han sulle chiappe assai, e divenuto è vil castrone il toro. Chi ha la coscienza lorda, guai! poco poi vale a fare il Boccadoro sopra le mogli e sopra le figliuole. Ognun si ride, e poi fa ciò che vuole.

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E passa il vizio per ereditade di madre in figlia e di padre in figliuolo. Invero io veggio cose per le strade, ch'io tiro salti come un cavriolo, perché a' miei giorni erano cose rade, ne' piú rimoti nascondigli solo; e vorrei divenire e cieco e sordo, quando i nostri bei tempi mi ricordo.

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Ben sai, Rugger, che storico son io de' fatti del re Carlo e de' campioni. Quand'io confronto i fatti vecchi e il mio scriver novel, mi triemano gli arnioni. L'imbroglio nel qual sono, lo sa Dio, nel porre a libro le novelle azioni. Il lusso, l'ozio ed il costume tristo forman casi ridicoli, per Cristo!

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Son ridotto a notar: «Nel tal millesimo le donne si tagliâr corti i capelli. Del tal la moda non volle il medesimo; lunghetti e pengiglianti volle quelli. Nel tal fatti in cignone sul battesimo. Nel tale co' bonè, poi co' cappelli; e i merli si cambiâro in «milionetti», e fûro a mostra i tettaiuol de' petti.

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Re Carlo fece una festa da ballo; il duca Astolfo ebbe il piú bel vestito; il miglior danzatore senza fallo fu il marchese Olivieri a quell'invito. Del tal anno correva il color giallo, e del tale il cilestro fu gradito. Il guernire a gallon divenne gramo: fu moda lo scarlatto col ricamo.