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Son corse le converse di cucina e quelle che nell'orto stan zappando. Col pastorale, come una gallina, sta la badessa altera crocidando. La vecchiarella vicaria, meschina, con una sua reliquia sta segnando. La sacristana un cingol ha di prete; grida lontan:—Vi lego, o v'arrendete.—

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A Marfisa il zendale è gito a terra: tre suore in quello sono incespicate. Cadute, alla bizzarra fanno guerra con graffi e morsi, alle gambe attaccate. Marfisa un Cristo appeso al muro afferra e loro dá di gran crocifissate. Ma s'accrescevan sempre le milizie: son giunte la maestra e le novizie.

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E tredici fanciulle piccioline, di quelle che s'appellano educande, vedendo le lor zie nelle rovine, facean piangendo uno strillar ben grande. Marfisa, schiaffeggiando le vicine, promette alle lontane le vivande, ed era giunta alla seconda porta: la badessa di stizza è mezza morta.

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E grida:—Su! pigliatela, da parte del padre del nostr'ordine, Agostino. Maledetti i comandi che comparte quel rantacoso vescovo Turpino!— Si difende Marfisa piú che Marte, e giá il terz'uscio avea quasi vicino; ma la rabbia e il calor della contesa fe' che un effetto isterico l'ha presa.

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Caduta per gli effetti matricali, comincia a fare il solito lavoro di stringer denti e scorci corporali, e d'altre cose contro al suo decoro. Le suore erano avvezze a questi mali; spesso cadeva in quelli una di loro. Ringraziando di ciò Dio benedetto, portarono la dama in sur un letto.