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Questa giovine bella, e raro esempio nel secolo d'allora pestilente, piú satirette addosso di qualch'empio aveva e biasmi, se Turpin non mente. Diceasi ch'ella avea un cervel scempio, la macchina insensata interamente; che, non sentendo stimol di natura, nulla valea la sua santa bravura.

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Una postilla in certo testo a penna trovo: che di Parigi ella non era, ma da Vinegia giunta in sulla Senna, e volontaria fatta prigioniera. La storia d'essa un'altra cosa accenna, cioè che con pretesti una gran schiera d'abatin, per vederla, ogni momento crollava la campana del convento.

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E questo degli abati sará vero; ma ch'ella fosse veneziana nata non posso rassettarlo nel pensiero, poich'ella avea la macchina insensata. In quel clima non nasce di leggero scempi cervelli o carne raffreddata; donde penso: o Turpino il falso scriva; o ella non fu veneta, o fu viva.

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Per ripigliare il filo della storia, non è da dimandar se i parigini san di Marfisa il caso alla memoria, o se lo narran per i botteghini; ma perché, quando s'è suonato a gloria, cambiasi il suon ne' vespri e mattutini, comincia a far compassion Marfisa, e fannosi discorsi d'altra guisa.

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Sul marchese Terigi poco a poco tutte le lingue volsero il furore. —Che gran soggetto da far tanto foco —diceasi—pel decoro e per l'onore! Si sa che l'avol suo faceva il cuoco; suo padre di Martan fu servitore, e ch'egli fu d'Orlando lo scudiere, e non è uscito ancor di gabelliere.