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Quattordici porzion nel patrimonio voleano di Terigi i villanzoni, ed hanno un avvocato, ch'è dimonio e molto ben contesta le ragioni. Terigi s'accomanda a sant'Antonio per assistenza e carte e testimoni; ed ogni volta ch'uno all'uscio picchia, teme una citazione e si rannicchia.
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Don Gualtier cappellan lo confortava, e dice:—Io me ne intendo di litigi. Infin ch'io vivo—e il petto si toccava, non temete avvocati di Parigi. Io penetro nel centro della fava, so del merto e dell'ordine i vestigi. Lasciate che gambettino i forensi; le vostre facoltá son ben castrensi.
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In virga ferrea ci difenderemo; ma convien spesso tener buon consiglio, perch'ogni picciol passo, che faremo, causar può, s'egli è falso, del scompiglio.— Il marchese dicea:—Va ben; ma temo questo andar allo scrigno, caro figlio, e questo far consulti ogni momento faccia che alfin la lite sia di vento.—
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Prete Gualtieri andava nelle furie quando sentiva questa economia, gridando:—Eh! ci vuol altro, nelle curie, che idee meschine e che spilorceria.— E poi Terigi carica d'ingiurie: minaccial di lasciarlo e d'andar via, dicendo:—Trovate altri direttori, che sperimenterete traditori.—
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Il marchese, che al fòro era ignorante, avea nel prete ogni speme, ogni fede. Gli avria baciato peggio che le piante, quando ch'ei voglia abbandonarlo crede; e gli dicea:—Non esser sí arrogante. Gesú Maria! don Gualtier, giá si vede ch'io non so quel che fo né quel che dico. Pregato, il prete gli tornava amico.