Ferraú, maggiormente curioso, replica le richieste tuttavia. Disse la dama:—Io son un po' dubbioso di conoscer colui; ma andiamo via.— Ferraú, ch'era un pagan generoso, soggiunse:—Questa sera, in cortesia, nel mio palchetto a teatro verrete alla commedia e l'ore passerete.—
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Disse Marfisa:—Volontieri accetto e vi ringrazio della esibizione; anche mia moglie condurrò al palchetto, perch'abbia un poco di ricreazione; ma vo' per grazia e per aver diletto e per far bella la conversazione, che voi facciate al palco anche venire quel ciarlatan che vende l'elisire.—
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Rispose Ferraú:—Questo fia fatto;— diconsi addio, le man si sono strette: —A rivederci al cominciar dell'atto, nell'ordin primo, al numer diciassette.— Ferraú resta alquanto stupefatto. Marfisa imita al partir le saette: non vede l'ora trovar la compagna, per esalarsi e bestemmiar da cagna.
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Giunta alla stanza sua con ciglio oscuro, getta il cappel per terra e lo calpesta, ed i vestiti scaglia contro al muro; la camicia sudata la molesta: la trae stizzita, e col suo viso duro su e giú passeggia, astratta con la testa, ignuda mezza e con la spada a lato, e corre come un levrier sguinzagliato.
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Era a vedersi una scena faceta Marfisa mezza ignuda con la spada, che passeggia fanatica inquieta, e Ipalca spaventata, che la bada e che la guarda come una cometa, non intendendo il fatto come vada; ma finalmente ardita le chiedeva la ragion del furor che l'accendeva.
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