Ipalca è anch'essa smascherata e grida: —Ponete, Dio, la vostra santa mano.— Ferraú sembra incantato da Armida e non intende questo caso strano. —Olá, zitti, si calmi e si divida,— gridava dal palchetto ogni pagano; il teatro è commosso in tutti i lati, e i comici si stan co' visi alzati.

122

Il guascon l'influenza vuol fuggire e del palchetto aperto ha giá la porta: di stizza la bizzarra ecco svenire; nelle braccia d'Ipalca è mezza morta. Ferraú non rifina di stupire, e faceva la bocca d'una sporta; ma divenne peggior la circostanza, che il caso non è ancor brutto a bastanza.

123

Rugger dietro la traccia de la suora a Saragozza assai stanco è arrivato. Egli era tutto fango e tarda è l'ora: a casa Ferraú l'uscio ha picchiato; non che sapesse di Marfisa ancora, né ch'abbia in Saragozza il piè fermato, ma per non alloggiar nelle taverne, che in Spagna son peggior delle caverne.

124

Ferraú gli era stato amico assai, né spezza l'amistá religione. Rugger gli aveva scritto sempremai, mantenendo social correlazione. Un servo al buio gli rispose:—Andrai al teatro, se cerchi il mio padrone, al numer diciassette, all'ordin primo.— Rugger dal sommo il fe' scendere all'imo.

125

Poiché gli ha consegnato il suo destriere, vuol ire alla commedia, e giá s'avvia stanco, con gli stivai, né vuol sedere, ché Ruggero è un gioiel da compagnia. Tanto gli è ver ch'egli era cavaliere, che, benché la commedia a mezzo sia, la paga die' alla porta interamente con un sussiego d'uomo indifferente.

126