Ma lo faceva con magnificenza e suoni e canti e livree ben guarnite. La moglie in casa non facea credenza, ed egli in piazza spaccia elisirvite; e tenendo nel dua la rubescenza, di qua, di lá le genti ha sbalordite. Da pochi giorni in Saragozza egli era, e in brieve nel palchetto è quella sera.

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Quando riebbe la bizzarra il fiato, fece forza a se stessa: discorrendo col sassolino fitto nel palato, molte richieste al guascon va facendo. Quel diavol, ch'era un golpon scozzonato, alle dimande va soddisfacendo: nelle risposte si fe' grande onore, salvo che apparve un po' millantatore.

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Non so qual fosse degli angeli bigi, che inducesse la dama a far richiesta a quel cosmopolita se Parigi vedesse, andando in quella parte o in questa, ché le pareva in chiesa a San Dionigi veduto averlo a messa un dí di festa; e ch'anzi, poiché ogni uom alfin pur ama, l'avea veduto a far scherzi a una dama.

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Disse il guascon:—È vero, è vero, è vero. Era costei di famiglia elevata, Marfisa detta, sorella a Ruggero, morta per me, basita, spasimata. Per dirvi tutto, io l'aveva nel zero, né so dir come l'abbia sopportata, ché le puzzava il fiato ed era pazza, ed anche anche non molto ragazza.—

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Or qui Marfisa lascia ogni contegno, allarga il suo tabarro, e strigne il pugno, gridando:—O figlio di puttana, indegno!— gli sciorina una nespola nel grugno. La maschera le cade a questo segno, la faccia ha calda piú che al sol di giugno, e gli schiaffi e i cazzotti replicando: —Becco, ruffian!—gridava trangosciando.

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