Arsi ha i viglietti delle ordinazioni
Dodone e verso Francia via galoppa,
dicendo:—O vili, o porci, o mascalzoni!
Rotta ogni chiave omai, rotta ogni toppa.
Astucci d'oro, e d'òr repetizioni!
Color mi pagherieno alfin di stoppa.
Guaine, unguenti, libri da puttane!
M'hanno posto nel ruol delle ruffiane.—

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Cosí ridendo ed ora bestemmiando, sprona il destriere e spaccia la campagna. Ora troviamo un poco il conte Orlando, che cerca invan Marfisa in Alemagna. In una piazza a Vienna capitando, gente vide che s'urta e si scalcagna, che usciva fuor d'un grand'uscio ed entrava al quale un carantano si pagava.

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Sopra quell'uscio grande una gran tela era appiccata, e un uom dipinto in questa: parea formato il quadro d'una vela, tanto è l'uom di statura disonesta. Fuori è un che trangoscia e si querela con voce roca, e sopra al quadro pesta con una verga, e grida, e ognun consiglia ad appagarsi della maraviglia.

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Orlando guarda la trista pittura del gigante ivi esposto, e crede certo che ignota non gli sia quella figura; pure il ritratto non conosce aperto. La curiositá della natura lo spinge all'uscio; il carantano ha offerto; entra ed iscopre con stupor davante spettacol del casotto il gran Morgante.

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Il Pulci in modo arcano lasciò scritto che pel morso d'un granchio egli era morto; ma per allegoria s'intenda il vitto d'un casotto, e il suo fine un tristo porto. Orlando fuor di sé, dal duol trafitto, gridò:—Fortuna, è troppo grave il torto! Com'hai ridotto in sí misero stato un che con le mie mani ho battezzato?

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