Vedi quante gran cose inaspettate e non previste, o forse non temute, al filosofo nostro son pur nate, le sue cautele a far zoppe e scrignute! Le fogne invan si tengono turate: dove stanno si sa che intorno pute. Chi le malizie de' scrittor comprende, da' lusinghier sofismi si difende.

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Gli amori colla ricca vedovetta, le brame del guascone ed i pensieri, tutto si scrive e va per istaffetta. Piangean per l'allegrezza i cancellieri. L'industre criminale formichetta pel fil della sinopia ha i lumi interi, ed al sistema che il mal non sia male, fu spennacchiato il culo e rotte l'ale.

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Non bisogna sprezzar l'esperienza de' secoli trascorsi ed il sapere, e credi che l'antica sapienza mestier non ha di moderno brachiere. Togli per infallibile sentenza la favola di Mida e del barbiere, che al bucolin degli orecchioni grida, donde nacquer le canne dalle strida.

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Filinor ode il sordo mormorio: per le botteghe faceva il leprone, gli occhi ha incantati e pavidi, e pur brio tenta mostrar, ché ha in cor la sua lezione. Timor di morte alfin piú che di Dio, scorgendo bieco il guardan le persone, lo fece diffidar del suo sistema: volle fuggir per sua miseria estrema.

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Fermato vien dalla sbirraglia: allora la fuga alla condanna fu sigillo. Lo scellerato, d'ogni speme fuora, in modo s'avvilí ch'io non so dillo. Giá data è la sentenza ch'egli mora, con quel timo condita e quel serpillo, ch'essendo uscito di nobil casato, fosse per somma grazia dicollato.

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