Alcuni maganzesi consiglieri, che credean nella salsa e nel cappone, avevan consigliato l'imperieri a dare il sacco alla religione. Non eran falsi in tutto i lor pareri, ma perigliosi nella esecuzione, ché un popolo commosso in tal materia è da temersi, ed una bestia seria.

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Tenner quei di Maganza un gran consiglio, e stabilîr che fogli pubblicati de' popoli mettesser sotto al ciglio le magagne de' cherici e de' frati, e dipignesser l'antico naviglio in confronto alle navi de' prelati, e usurpi e vizi e gran taccagnerie de' direttori delle sacristie.

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Quest'argomento, fontana perenne, anzi pur fiume, anzi pur vasto mare, e questa libertá data alle penne aveva fatto un bel dilucidare. L'Introibo, il _Deo gratias___ e l'amenne e le indulgenze e gl'inni sull'altare erano fole, spaventacchi e abusi per empier sacre pance ed ugner musi.

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Molti preton, molti fratoni accorti sosteneano i partiti secolari, come color che tengon da' piú forti per l'amor delle zuppe e de' danari. Non lasciavan però di vista i morti, per beccar anche l'obol degli altari: cosí sendo or filosofi ed or santi, erano onesti e facili e forfanti.

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Ebbero il loro intento i maganzesi: fûr presto gli ecclesiastici abborriti, ma in conseguenza anche i plebei francesi furon zibibbi e datteri canditi. Erano di ladron boschi i paesi, si avean per sogni gli eterni conviti; e per menar di qua la vita amena, scannavasi un fratel per una cena.

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