I filosofi tristi il lor partito traean dall'adottar la passione, e dal provar ch'ogni umano prurito doveva aver la sua soddisfazione. Ridean del stabilito e proibito dai re, dai papi e da religione, e insin commiseravan gli assassini come oppressi e infelici pellegrini.
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Dicean che al mondo tutti aprivan gli occhi per caritá, per zelo e per bontade. Creder possiam che i sudditi pitocchi di Carlo non facean difficoltade: furon tutti filosofi agli scrocchi, agli adultèri, all'assaltar le strade, e franchi a' piú funesti oscuri casi, delle nuove dottrine persuasi.
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Sicché tra il fren spiritual giá rotto, ed il poter dei re dipinto brutto, non v'era pei cervelli piú cerotto: l'umanitá credea poter far tutto. Altro non si vedea che un cacciar sotto ed una sbrigliatezza di mal frutto: era un sciocco l'uom giusto, il savio matto; non era ben parlar, ma lo star quatto.
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Pur nondimeno il secolo era quello detto universalmente «illuminato»; ma il male antico era anche mal novello, ed accresciuto ad esser smisurato. Era il bene evangelico ancor bello, ma soppresso, deriso e conculcato; ché i dotti, i quai dánno ragione al vizio, hanno assai concorrenti al loro uffizio.
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Non eran di Parigi i bei talenti dall'util filosofica scrittura, perché a Parigi in quel tempo studenti non si premiava né letteratura. In Francia esser potean quindici o venti, che viveano a giornata d'impostura, stampando fogli settimanalmente, rubati da altri libri malamente.
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