Aveano in questi i poltron paladini storia, commerzio e gran filosofia, tutto per dieci o quindici carlini, semi, piante, scoperte, geografia, manifatture, macchine, mulini, novelle, agricoltura, chirurgia, mediche controversie e pro e contrario, e carta da fregarsi il taffanario.
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Marco e Matteo non eran piú scrittori, ché di seccar le coglie erano rei. Scrive Turpin che i loro successori eran peggior de' Marchi e de' Mattei, audaci, sciupator, sussurratori, anticristi, messia, cure, cristei, senza eloquenza, senza raziocinio, guasto d'ogni intelletto ed esterminio.
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Se v'era qualche buon cervello a caso che pubblicasse una colta scrittura, i dotti bagascioni, senza naso, ne' dizionari, pinzi di pastura, la dicean pisciarel da nessun caso, picciola idea, fanciullesca fattura; e crocidando e senza produr nulla, i buoni indegni sommergeano in culla.
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Un'altra setta d'uomini arroganti, per comparir comete di dottrina e geni di quel secolo giganti di testa originale arcidivina, si posono a vagliar che per lo avanti i dotti erano cosa assai meschina, che i lor sistemi, i libri, i precettori erano nebbie, pregiudizi, errori.
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Incominciando dalle auguste carte, dalle legislazioni stabilite, da' padri santi, e va' di parte in parte, tutte fûr opre false e scimunite. Senza sublimitá, fredde, senz'arte furon le poesie prima gradite; e gli orator defunti ed i politici e i filosofi ciechi, inetti e stitici.
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