Da Montalbano era venuta nuova che pel gran ber Rinaldo in agonia e col parroco al letto si ritrova per un colpo di forte apoplesia. Rugger, Dodon ed Orlando non cova; quanto può va facendo tuttavia. Dodon ridendo dicea:—Su, Nembrotto!— a Morgante, residuo del casotto.

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Sopra un soffá Carlo grasso piangea, dicendo al cuoco suo:—Ti raccomando que' beccafichi,—e ad Orlando dicea: —Metti novelle imposte, caro Orlando.— Dodon ardito per lui rispondea: —Che vuoi tu de' coglion venir cavando? I tuoi sudditi mangian pastinache, e mostrano cul magri senza brache.

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Gli antichi di provincia tuoi fedeli son quasi tutti fuggiti alle ville, in castellacci discoperti a' cieli, con figli e figlie e nipoti e pupille, ripieni di pensieri acri e crudeli, allor che suonan mezzodí le squille. Educazion non han, mangiar né bere: pensa se daran nerbo alle tue schiere.

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Non son nelle cittá minor gli affanni. Piú non han dote per le figlie i padri; o le maritan con lacci ed inganni, o fan nuziali inventati leggiadri. Hanno in dote la mensa per tre anni gli sposi, che procreano de' ladri, perché, saldato il conto, vanno al sole gli sposi, i figli e la futura prole.

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I tuoi gabellier, tristi, sciagurati, co' tuoi governatori in alleanza, hanno tutti scannati, scorticati: non aver piú ne' sudditi speranza. Una gran parte andaron turchi o frati, per fuggir le influenze e la possanza.— Carlo cresce al suo pianto un'appendice, con una bocca poco imperatrice

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