II

ANNOTAZIONI

AVVERTIMENTO

Dovrebbe essere superfluo l'avvertire i lettori che chi si è posto a scrivere la Marfisa bizzarra, poema faceto, non abbia presa materia (com'egli tratto tratto asserisce scherzevolmente) da Turpino; e che Carlo Magno, Parigi, i paladini e i personaggi descritti dal Boiardo, dall'Ariosto e da alcuni altri scrittori degli antichi poemi, non sieno stati presi dallo scrittore della Marfisa che per coprire d'una veste allegorica un piccolo abozzo del prospetto de' costumi, della morale de' giorni suoi e de' caratteri in generale de' suoi compatrioti, riformati da' scrittori perniziosi e dalla scienza del nostro secolo detto «illuminato».

Tuttavia do questo avvertimento preliminare alle annotazioni fatte sulla Marfisa, onde le fantasie interpretatrici non escano dal quadro storico de' costumi e de' caratteri in generale ch'esistevano nella patria dello scrittore della Marfisa, poema faceto, nel tempo che fu composto.

ANNOTAZIONI AL CANTO PRIMO

Stanza 1.

Se non credessi offender gli scrittori che han rotto con lo scrivere ogni sbarra, e son fatti del mondo inondatori, io canterei di Marfisa bizzarra…

Ardeva, nel tempo in cui l'autore si pose a scrivere il poema della Marfisa, una controversia lepidamente satirica tra gli accademici denominati «granelleschi» esistenti in Venezia, gran difensori della lingua litterale italiana e della colta poesia di vario genere, e gli scrittori che le sfiguravano e guastavano colle opere loro, d'un libero e goffo mescuglio di esteri linguaggi, di maniere e frasi grossolane, di ampollositá snaturate, di corrotti vernacoli.

Uno scopo, tra i molti altri dell'autore della Marfisa, accademico granellesco sotto il nome del «Solitario», fu di prendere di mira i cattivi scrittori che in quella stagione in Venezia sviavano le menti dalla coltura, e particolarmente il Goldoni ed il Chiari, scrittori di commedie, di romanzi, di prose e di poetiche composizioni in ogni genere e metro infelicissime. Si troveranno nel poema della Marfisa buon numero di squarci di censura e dileggio diretti a' cattivi scrittori del tempo in cui fu composto, né si nega che, nel mezzo agl'infiniti caratteri presi in generale, che campeggiano nel poema, sotto i due nomi de' paladini Marco e Matteo dal Pian di San Michele sono figurati particolarmente il Chiari e il Goldoni, i due maggiori e piú arrabbiati nimici degli accademici granelleschi accennati.