Nel colloquio che tiene il mio allegorico paladino Ruggiero col mio allegorico Turpino, arcivescovo del mio allegorico Parigi, nell'ottavo canto del mio allegorico poema, si rileverá in qual rivolta il vizio avesse ridotte le famiglie; di qual guasto costume il vizio avesse lordata una infinitá di ecclesiastici, e con quale impossibilitá le viziose protezioni sopraffatrici incatenassero la pia volontá dei piú saggi e santi capi della Chiesa, di frenare, correggere, castigare e riformare il contegno de' loro leviti sfrenati, scandalosi e viziosi.
Non si creda giammai ch'io abbia preteso di porre in un fascio tutti i viventi a' giorni miei nella mia patria con gli accecati gruffolatori nel marciume e nel lezzo de' vizi rovinosi alla patria mia.
Non meno che nella lega del popolo e ne' particolari da tal lega separabili, conobbi ne' présidi al governo politico, civile e criminale e nel ceto ecclesiastico nostro, secolare e regolare, delle persone venerabili, fornite di ottimi sentimenti, di dottrina, di prudenza, di fervente zelo, di religione, di retta morale, veggenti non lontani i fulmini smantellatori, e adoperarsi con tutto lo spirito loro per allontanarli, ma con quella inutilitá con cui dugento d'intelletto intemerato e fermo vorrebbero porre a dritto cammino cento e piú mila intelletti sviati, frenetici, guasti da falsi dettami, guidati soltanto dalle sguinzagliate passioni e da' sensi viziati e brutali, ridotti torrente insostenibile e dominatore.
Ma i pochi saggi, buoni, divoti e credenti furono dalla moltitudine de' viziosi considerati imbecilli, accecati da' pregiudizi d'una stolida educazione falsa e antiquata.
I pochi buoni zelanti ecclesiastici furono dalla immensitá de' viziosi giudicati furbi, impostori, ipocriti, spaventacchi e lusingatori de' popoli di eterni celesti beni, per cupidigia di beni e d'oro terreno.
I pochi ottimi présidi al governo, che osarono, con troppo tardi maturi decreti emanati, di ridurre la gran massa de' viziosi al raccoglimento, alla moderazione, alla temperanza, e di regolare il costume disordinato e corrotto, di separare le ore del divertimento da quelle del riposo, di procurare che il giorno fosse considerato giorno, la notte considerata notte, onde i tribunali di giustizia e gli uffici non fossero occupati e amministrati da persone sonniferose, rese astratte, balorde ed ebbre dalle veglie, da' stravizi, dal giuoco, da' liquori, dalle notturne lussurie, di por freno a' vestiti immodesti, lascivi, attraenti, solleticatori e coltivatori del vizio nelle femmine rese baccanti dalle furie e dalle sfrenatezze del vizio, furono chiamati dalle orrende strida di un enorme tumulto di voci assordatrici, uscite dalle gole dell'immenso brulicame vizioso fremente, sopraffattori, ignoranti, vaneggiatori addormentati nelle goffaggini e muffaggini smodate, deliranti, disumanati, tiranni della natura e punibili.
Noi gli vedemmo rovesciati da' lor tribunali con tempesta di viziosi voti repubblicani forsennati iracondi, e vedemmo il vizio vittorioso gl'interi giorni e le intere notti scorrere la cittá pel suo dilatarsi, consolidarsi, torreggiare e signoreggiare.
Ben lo disse l'ottimo filosofo morale francese, osservatore profondo, Giovanni La Bruyère, ne' suoi Caratteri: che chi pretende di por argine agli abusi del corrotto vizioso costume, dilatati, impossessati, inveterati sopra le popolazioni, non fa che come colui che fruga in una cloaca per iscemare il puzzo: altro non fa che innalzare piú violento e piú insoffribile il fetore.
Se si vorrá considerare senza collera, senza maligna prevenzione e a mente serena il poema intitolato La Marfisa bizzarra, si troverá che tra il piccolo numero dei buoni inutili, a fronte degl'innumerabili guasti e corrotti, campeggiano, in quel poema giovialmente e urbanamente satirico, gli Orlandi, i Dodoni, gli Uggieri, gli Angelini, le Aldabelle, le Ermelline ed alcuni altri buoni personaggi, le cui grida, le cui lagnanze, le cui predichette zelanti furono derise e seminate tra le ortiche ed i pruni, come quelle de' pochi buoni della mia patria.
Preghiamo e speriamo che de' benigni influssi delle fulgenti stelle che ci soprastano purghino le menti sviate e guaste e le rimettano a dritto cammino, per la pace e tranquillitá d'una patria in cui nacqui, crebbi e invecchiai, desiderando ognora il legittimo bene di tutti i miei concittadini, spoglio di presunzione, alienissimo dalla piú minuta pretesa, salvo quella di voler dire apertamente la veritá mal sofferta.