Alcuni hanno giudicato che le importanti mire con le quali presi a scrivere la Marfisa dovessero essere esposte con uno stile differente, vale a dire piú serio, piú elevato e piú altitonante.

Oltre a che io fui sempre di un naturale piú inclinato al socco che al coturno, e sempre risibile sugli oggetti che presenta al mio sguardo questo basso mondo, per la opinion mia, cotesti giudici condannavano la mia composizione ad avere pochi lettori, siccome avviene oggidí per lo piú alle opere di morale scritte con sublimitá e catedraticamente per combattere i costumi corrotti.

A me stava a cuore che la Marfisa fosse letta e intesa universalmente da tutti senza promuovere sbadigli; e sapendo che le veritá innegabili de' miei ritratti e de' costumi della mia patria, pennelleggiati comicamente con uno stile italiano colto, ma che pizzica dell'urbano satirico lepido, avrebbe avuto maggior numero di lettori, volli scriverla com'ella è scritta.

Fui da alcuni ecclesiastici tacciato di troppo ardire e d'imprudenza nel dipingere nella Marfisa parecchi della loro classe in un'attitudine indecorosa al loro carattere.

Se questi alcuni tali avessero mantenuta la dovuta decenza, inseparabile dal loro carattere, non comparirebbero nel mio quadro di veritá in uno scorcio indecente, esoso e ridicolo.

Al tenere in silenzio i vizi di alcuni ecclesiastici della mia patria non avrei giammai potuto dare il titolo di prudenza, ma piuttosto il titolo d'ipocrisia, vizio infernale e da me piú ch'altro vizio abborrito e perseguitato.

In una cittá, in cui i vizi giungono di gran lunga a preponderare sulla virtú, comunicano il loro veleno anche in quelle persone le quali dovrebbero con l'esempio e con la forza e la facondia d'una logica efficace combattere e fugare il vizio medesimo.

Questo mostro, che deride la rattenutezza, i riguardi, la modestia, il pudore, la castitá, la temperanza, la sobrietá, accresce il numero all'infinito de' bisogni, al di lui alimento, e protetto dalla innumerabile schiera de' suoi seguaci possenti, riduce l'umanitá alla natura de' bruti, senza distinzioni di grado, di nascita o di ministero.

I giusti veri osservatori e conoscitori del corrotto costume della mia patria confesseranno che le pitture, con le quali delineai e tinteggiai tratto tratto nel mio (in apparenza) scherzevole poema della Marfisa alcuni ecclesiastici nostri, rappresentano originali ritratti della veritá.

L'avvilimento da me dipinto, di cui lordarono que' tali il loro rispettabile carattere con perniciosissimo esempio, meritavano la sferza del zelo mio, siccome l'hanno meritata i loro protettori, che accrebbero l'avvilimento di quelli con que' modi che appariscono dal poema della Marfisa.