Le loro accurate osservazioni sulla umanitá fornivano il loro pennello di tratti e di colori i piú vivi ed espressivi per porre sotto agli occhi degli uditori le figure degli ebbri, degli iracondi, de' golosi, de' superbi, degli avari, de' molli effeminati, de' sfrenati, libidinosi e d'altri brutalmente abbandonati ne' vizi; e con tali fisonomie, tali guardature, tali attitudini, tali scorci naturali, veri e abborribili ne' loro aspetti, che destavano negli ascoltatori ribrezzo e timore di somigliare a que' schiffi ritratti.
Una filosofica efficace facondia pittrice faceva qualche buon effetto, e metteva alcun freno di vergogna nella umanitá traviata e corrotta da' vizi.
L'urbano satirico osservatore sul genere umano, buon ritrattista e non cinico detrattore, laceratore, uccisore alla vita civile; che si attiene a' generali e non si scaglia a mordere particolarmente e nominatamente; non mosso da collera, da ambizione, da invidia e da vendetta o da venalitá, ma soltanto mosso da un sentimento di zelo inclinato al bene di tutti, potrebbe lusingarsi di purgare colle tre pitture in iscorcio ridicolo o schiffo, ma sempre naturali e vere, almeno in parte, il contagio di que' rei ammorbati costumi, che presto o tardi involgono ne' flagelli le intere nazioni.
Devo dire con mio intenso dolore ciò che altri dissero e affermarono con franchezza.
La patria mia, un tempo specchio di soda religione, di pietá, di giustizia, d'integritá, di valore, di coraggio, di prudenza, di costanza e d'ogni virtú, poco a poco, e particolarmente dopo l'insidiosi sparsi sofismi novelli, detti «filosofia», tendenti ad offuscare cervelli, a capovolgere tutte le leggi, tutti gli ordini salutari e a dar libero il corso a tutte le passioni degli uomini e delle femmine, è divenuta il ricinto delle leggerezze, delle immodestie, delle sfrenatezze, della infingardaggine, della ignoranza, della malafede, della stolida miscredenza e di quel lusso, di quelle mollezze, incontinenze e lussurie, che cagionarono un giorno la caduta de' regni de' Sardanapali d'Assiria.
Furono pochi quelli della mia patria scopritori che le parole sparse «dirozzare», «ripulire», «umanizzare», «risvegliare», «illuminare», «spregiudicare», fiancheggiate da ingegnosi insidiosi sofismi adulatori e commiseratori delle umane passioni tenute a freno (sofismi coperti dal velo mentitore della parola «virtú», degenerati ne' due stolidi e in un seducenti ululati: «libertá» ed «eguaglianza»), non erano che stimoli alle sanguinarie rivoluzioni alla frattura delle provvide leggi de' saggi, dettate dalla gran maestra esperienza, e sofismi guide ad una generale corruttela de' costumi e della solida e sana morale.
Coloro i quali non iscorgono quest'infelici precursori effetti conseguenti, avvenuti, prima che in altri climi, nel clima medesimo dond'ebbero scaturiggine le parole e i sofismi sopraccennati (effetti conseguenti di generale angoscia, dilatati poscia negli altri climi) non sono né «dirozzati» né «ripuliti» né «umanizzati» né «risvegliati» né «illuminati» né «spregiudicati», ma ciechi ed ebbri sonnambuli disumanati, che girano brancoloni per entro una densa nebbia contagiosa e fetente, da essi creduta lume risplendentissimo e quintessenza di cribrata e purificata filosofia.
La Marfisa bizzarra, poema di aspetto scherzevole, non è che un quadro storico del costume corrotto, di ritratti naturali, di caratteri veramente de' nostri giorni, della mia patria infelice e un'allegorica predizione del di lei finale destino.
Convien dire che gli antichi greci, i quali ascoltavano i loro predicatori, avessero i cuori piú atti alla sensibilitá, alla vergogna, alla compunzione, de' miei patrioti.
Si pongano nel conto de' nulla parecchi tratti giocosi satirici contenuti nel mio poema contro alcuni scrittori del tempo in cui lo composi, i quali, assecondando la corruttela del costume, sviavano la gioventú dalle regolaritá e guastavano la nobile semplicitá, la fedele legittimitá, la nitidezza del nostro eccellente idioma e il buono e vero gusto di scrivere in prosa ed in verso della nostra un tempo brava nazione; i quali cattivi scrittori non si astennero di pungere e dividere sgraziatamente e dozzinalmente la opinion mia, ch'io sostenni per legittima con quella inutilitá medesima con la quale ho combattuta per quanto potei la irreparabile inondazione della epidemica corruttela guastatrice della soda e sana morale.