Tal fin la bizzarria di Marfisa ebbe, vivendo con la tossa ben trent'anni; e il fine a Bradamante molto increbbe piú dei bizzarri oltrepassati danni, perché la santa in casa era un giulebbe, una lingua da dar di molti affanni, che col labbro divoto e il cor zelante trattava da bagascia Bradamante.

156

E nota il tempo ch'ella si confessa, se cambia confessore, e s'egli è bello, se ragiona con uomini alla messa: sempre è scandalezzata d'un bordello. Con ironia la chiama padronessa; eran le fanti mezzane a pennello: per le finestre spia le sue vicine, e fa che son zambracche e concubine.

157

Lettor, giacché Marfisa è fatta santa, io non ho cor d'ucciderla altrimenti, ché il buon esempio è una bella pianta da non tagliar, s'è specchio a malviventi; e perché eternamente non si canta per non seccar le natiche alle genti, e perché pur sgonfiata ho la zampogna, fo punto e attendo il plauso o la vergogna.

FINE DEL CANTO DUODECIMO ED ULTIMO

APPENDICE

I

LO SCRITTORE DELLA «MARFISA» a' suoi lettori umanissimi

Leggesi che gli antichi padri della Chiesa greca, non meno gran santi che gran filosofi, usavano ne' sermoni che esponevano da' pergami alle adunanze raccolte ad ascoltarli, l'innestare de' ritratti degli uomini affascinati e perduti nel vizio.