ANNOTAZIONI AL CANTO QUARTO
Stanza 37.
Marco e Matteo dal Pian di San Michele, ch'eran torrenti della poesia, a don Gualtieri accendevan candele perché Terigi a un d'essi l'ordin dia…
Cioè l'ordine di apparecchiare la raccolta di poesie per le nozze: ufficio che fruttava zecchini. Nella mala influenza poetica del Chiari e del Goldoni, figurati nei due paladini Marco e Matteo, e che in quel tempo passavano in Venezia per due poeti alla moda eccellenti, venivano appoggiate quasi tutte le raccolte di poesie, in costume nell'occasione de' matrimoni o di monacazioni o di esaltazioni a gradi sublimi di personaggi illustri.
Bastava però che i celebrati fossero ricchi e splendidi, perocché si vide una raccolta poetica, celebratrice di uno sposalizio ebraico, formata da Marco poeta, sacerdote cattolico. Tali raccolte in quella stagione servivano di campo a' morsi trivialmente satirici de' cattivi scrittori verso gli accademici granelleschi, e servivano a' granelleschi, difensori del retto pensare e del purgato scrivere, per mordere e porre in dileggio i cattivi scrittori.
Stanza 43.
Rugger per il costume del paese qualche libretto anch'ei doveva fare. Dodone il santo, figliuol del danese, gli aveva detto:—Non farneticare, ché un libriccin vo' farti alle mie spese da far Marco e Matteo divincolare…
L'autore della Marfisa, accademico granellesco, figurato in Dodone dalla mazza, si divertiva, all'occasione delle raccolte di poesie per le dette circostanze, a far stampare delle facete composizioni in versi, ch'erano giuste censure e dileggi arditissimi contro gli scritti del Chiari e del Goldoni e de' scrittorelli lor partigiani e imitatori, come si può rilevare nel di lui poemetto intitolato I sudori d'Imeneo e in una moltitudine di poetiche bizzarrie, fatte da lui stampare ne' giorni di quelle ridicole controversie.
Stanza 45.
E dalle Madri tradite dir posso…