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Il duca fu per scoppiar dalle risa, udendo l'acutezza di colui; pur si trattenne, e vòlto in una guisa che parve uscito da que' luoghi bui: —Com'hai sí l'alma dal ben far divisa, prostituito nobile; e da cui avesti educazion sí infame e vile, cavalier da taverna e da porcile?—

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Filinor non si scuote e non si move. —Il mio costume—rispose—l'appresi da' cavalier delle commedie nuove e da' conti di quelle e da' marchesi. Se furon disoneste le lor prove, pur applaudire a gran furore intesi le commedie, i caratteri e i poeti, c'han premiati i miei pari e fatti lieti.—

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E tenta con gli scherzi il tristerello la serietá del duca di recidere, e va pur dietro a far del buffoncello perché palesi l'interno col ridere; e dice i fatti di questo e di quello, e che tal visse ben ch'era da uccidere; ma sopra tutto va rammemorando le commedie d'allor di quando in quando.

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—Orsú—rispose il duca,—non è questa una commedia, e poeta io non sono. Andrai tra ferri non per la richiesta, ma perché castigarti oggi fie buono.— E poi, rivolto con molta tempesta ed una voce che parve d'un tuono, disse a' ministri:—Costui fate porre con le catene in fondo ad una torre.—

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Filinor volentieri andò in quel fondo per liberarsi da' creditor suoi. Tosto la fama fece il ballo tondo: i creditor l'hanno staggito poi; ed i parenti pel rossor del mondo a male in corpo divenîro eroi, quetando i creditor con piegerie e con danari, e i piú con le bugie.