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Spesso s'udia gridare:—Omè, il mio callo un m'ha piggiato, o Dio, veggo le stelle.— Un altro dire:—Olá, sei tu un cavallo? M'hai dato d'urto e rotte le mascelle.— Un altro:—E' mi fu tolto senza fallo; non ho piú l'orivuol nelle scarselle.— E mill'altre sventure e casi avversi, ma tutti alla Ruet dovean tenersi.

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All'apparir di qualche sposa nuova, come al zimbel si calan gli uccellini, un torrente di popolo, una piova correva, ed eran capi i paladini. Ad un l'abito piace, un non l'approva, o il guernimento o il merlo o gli ermellini. Sul color non moderno molti l'hanno; grand'argomenti e gran dispute fanno.

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Avino, Avolio, Ottone e Berlinghieri eran giudicator di prima istanza; gli appelli de' perdenti cavalieri Astolfo decideva per usanza; e conveniva ceder volentieri, ché l'opporsi ad Astolfo era increanza. Di color, di buon gusti e guernizioni, fu il duca delle buone opinioni.

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A tutte l'altre spose nel vestire quel di Marfisa diede scaccorocco; e il portar della maschera e il gestire, tutto diceva ai cor:—Guarda, ch'io scocco.— Si rise sol, veggendo comparire Terigi che pareva un anitrocco; e benché avesse addosso un gran tesoro, non sapeva portarlo con decoro.

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Mentre per la Ruet scorre il torrente, è capitato un cocchio sulla piazza, ch'avea dentro un garzon molto avvenente: del resto non si dá cosa piú pazza. Un caval magro, adagio, sonnolente tira da un lato e si ferma e scacazza; dall'altra parte il tiratoio tirava uno staffiere, e sudava ed ansava.