3

Il cavalier, che da quella è schizzato, era quel Filinoro di Guascogna. Perché da un sol rozzon fosse tirato e dal staffiere, dirvi or mi bisogna. In una pozza se gli era affogato il caval terzo e rimasto carogna, ed era presso a Parigi un trar d'arco, donde non volle rimanersi al varco.

4

Perocch'egli è un fanciul soggiogatore d'ogni riguardo e alle vergogne avvezzo: —Dalla cittá non de' rimaner fuore —disse—quest'equipaggio mio, da sezzo;— e pose al tiratoio il servitore dall'altra parte senz'alcun ribrezzo. Lasciando nella pozza il caval morto, ridusse alfin la navicella in porto.

5

Alcun di nuove fogge dilettante dicea:—Questa debb'esser moda nuova: da una parte il caval, dall'altra il fante! Certo il buon gusto qui sotto ci cova.— Alcun ardito chiede al cavalcante: —Che fate dello sprone e che vi giova? Spronate voi per fianco quella rozza, o spronate voi stesso o la carrozza?—

6

Il servo ansante di sudor grondava: avea ben altro in mente che rispondere. La gente sempre accorreva e inondava: parea ch'ella volesse il ciel sconfondere. Filinor lo staffiere confortava, dicendogli:—Su via, non ti confondere, sciogli i forzieri;—e diceva alle genti: —Or bene: io son colui dagli accidenti.

7

Le sventure, signor, sempre son pronte. Che maraviglie! Ringraziate Dio ch'elle non vi son tocche. In piano e in monte e in mar siam mal sicuri, al parer mio.— S'innalzava Marfisa con la fronte per veder la cagion del mormorio, e sulle punte dei piedi si rizza, ma invan s'affanna e alfin le venne stizza.