8

E vòlta a' cavalier che la servieno, ed a Terigi che sembra un barlotto, comincia a dir che tutti le parieno cavalier da bagasce e da biscotto. —Vedete—ella dicea—che m'avveleno per star di sopra, e mi lasciate sotto, né veder posso. Ogni pitocco e tristo avrá veduto, ed io non avrò visto.

9

Fatevi innanzi, allargate la strada! S'apra la folla, cavalier poltroni! Chi non sa servir dama se ne vada: io vi smaschererei co' mostaccioni.— Disse Terigi:—Io non ho qui la spada;— ma gli altri cavalier, come leoni, cominciano co' gombiti e co' fianchi a sospinger la folla arditi e franchi.

10

Piú di tutti alle spinte acquista fama don Guottibuossi, che è qui mascherato, e grida:—Largo, amici, a questa dama!— e apre l'onda e gran fesso ha formato. Marfisa aiuta anch'essa quella trama, e spinge quanto un uomo disperato, tanto che giunse in mezzo al cerchio stretto, e rassettossi poi qualche merletto.

11

E si fece vicino a Filinoro, ch'era un de' piú bei putti che sien visti. Lasciamo i capei lunghi a fila d'oro, la grana e il latte sulle guance misti. Avea negli occhi e ne' gesti un decoro da vincer tutti i fanciulli alchimisti. Vide Marfisa e fece il stupefatto, facendo un paio d'inchin moderni affatto.

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Fu quasi vinta a quel colpo Marfisa, e si trasse la maschera dal volto, asciugando il sudor di ch'ella è intrisa, con una leggiadria che piacque molto. Poi disse:—Cavalier, come, in qual guisa siete a Parigi in questo modo còlto?— Rispose il cavalier:—Dama cortese, l'uom che viaggia impara alle sue spese.