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Furon alfin le furie racchetate. Turpino questo per miracol nota. Seguon frattanto a giugner le brigate, come lamprede ch'escon dalla mota. Terigi ha l'anche e le tempie sudate. A me gira il cervel come una ruota, ché la rassegna è a torme ed a torrenti di dame, cavalieri e di serventi.

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Molte vecchie decrepite lisciate, che aveano un arzanal di gale e fiori, le sale di Terigi han profumate d'un misto di cattivi e buoni odori; e perché son ricchissime d'entrate, han per serventi ragazzi signori, che avean scarse mesate da' lor padri, pur hanno gemme ed abiti leggiadri.

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La maldicenza sopra a quelle vecchie e sopra que' ragazzi corredati faceva un mormorio come di pecchie, infamando que' finti spasimati; ma la satira giusta nelle orecchie, in quel secol di franchi illuminati, faceva quell'effetto che faria lo sputar passeggiando per la via.

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V'eran uomini seri alla sembianza, degl'inglesi affettati imitatori, che passeggiando duri in ogni stanza, da filosofi muti osservatori, studian dir pochi motti e di sostanza, per comparir profondi pensatori; ma il miglior de' lor detti dir potevi che consista nell'esser pochi e brevi.

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V'erano viaggiatori italiani, illustri cavalier ne' lor paesi, con ricche vesti e anella sulle mani, derisi assai da' paladin francesi, perch'erano, diceano, grossolani, superstiziosi e non ben atei resi, che le chiese ed i riti rispettavano e il venerdí capponi non mangiavano.