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Erano giovinastri appena usciti dalle riforme e da' licei novelli, che a' sensati sembravano storditi nelle lor controversie e parallelli. Strillavano argomenti non piú uditi, con un vero martirio a' lor cervelli, impuntigliati a riedificare il modo di pensare e giudicare.

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Perché erano stati stimolati da' precettor del novello oriente a dare un calcio agli scrittori andati, a scrivere e pensar diversamente, a scagliarsi nell'aria spiritati, nuove idee divorando nella mente, ché ingoiando di quelle, ognor sull'ali, divenian dotti e stelle originali.

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Donde quegl'invasati, andando in traccia d'idee per l'aria e immagini novelle, sperando nuove idee pigliare a caccia, prendean farfalle in iscambio di quelle; e poscia, disputando rossi in faccia per comparire originali stelle, credendo argomentare e dir ragioni, sputavan farfallette e farfalloni.

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Tuttavia sostenean che il pensar loro era un astratto di geometria; che degli antichi dettami il lavoro erano pregiudizi e scioccheria. Se si opponeva alcun del concistoro, si dicevan l'un l'altro:—Andiamo via, ché le nostre scoperte e il nostro ingegno non han che far colle teste di legno.—

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Poi schiamazzando andavan per le sale, criticando ricamo e acconciature, e vomitando il lor genio carnale per le dame piú belle creature. —Se aver potessi—dicevan—la tale… —Cara colei… vorrei…—mille sozzure; ch'era infin lor legittima scienza leggerezza e brutal concupiscenza.