Al cav. Amoretti sembrò pure d'essere avvenuta qualche catastrofe alle falde de' due monti in mezzo a' quali passa l'emissario, di cui ragioniamo, cioè il Montebarro e quello di Civate[55]. Ma se questa catastrofe pur avvenne, par che si debba riportare a tempi molto più rimoti dell'età di Plinio, a que' tempi ne' quali il Lario essendo per avventura ad un livello d'assai più alto formar poteva un ricettacolo solo coll'Eupili. Rammenta pure quest'autore lo sconscendimento, che poco lungi si vede nella piccola valle Dalloro, valle singolarissima tra noi, poichè scorrendola ci sembra d'essere all'impensata trasportati nell'Elvezia, e che viene ricordata con piacere qual nido favorito delle canore passere solitarie e dei codirossi[56]. Questo sconscendimento, a cui si potrebbe senza incongruenze assegnare un'epoca meno lontana, può aver rifermata per qualche tempo una quantità di acque, che cresciute a dismisura per dirotte pioggie, e rotto ogni freno, precipitando al basso saranno stata causa, che l'emissario in discorso venisse a formarsi.
Le congetture, le osservazioni del Baretta non ci abbandonano per anco e varrebbero a confermare l'ipotesi, da noi esposta per spiegare il modo, con cui siasi effettuato l'abbassamento delle acque. La figura di questa (brughiera) era di un quadrilungo, a cui verso Ovest un più piccolo quadrilungo pur incolto si univa. L'ampiezza era di pertiche 450. Di questa brughiera la metà occidentale era poco men che piana; ma nella metà orientale molte irregolarità v'erano, specie d'ammassi di terra, ossia tumuli, i quali considerati insieme avevano un'inclinazione verso il Nord[57]. Questi ammucchiamenti di sassi d'ogni forma e d'ogni qualità, che avevano un'inclinazione verso il Nord, non potevano certo essere adunati, che da una considerevole quantità di acque; ma senza l'appoggio di straordinarii sconvolgimenti, senza rimontare ad epoche, che precedono i tempi storici come ha fatto il Baretta, pare che le acque sole dell'Eupili bastar potessero per formarli. E questi ammucchiamenti confermerebbero sempre più non solo l'esistenza un tempo in que' dintorni di una maggiore quantità di acque, ma ben anche possono dinotare colla loro inclinazione verso il Nord, che per l'emissario in discorso avvenne già un abbassamento sensibile, poichè l'acqua, che si andava ritirando dalla parte di settentrione venne a formare questa inclinazione nel terreno. La singolar tradizione registrata da Paolo Giovio, che il pesco sia stato trasportato dall'Eupili nel Lario[58], ebbe forse origine dall'abbassamento delle acque praticatosi nel modo da noi divisato.
Potrebbesi però opporre, che la differenza di livello tra il pelo del lago di Pusiano e l'Adda o lago di Lecco essendo di metri 55,60 ne risulta d'assai difficile, che nella Valmadrera un tanto abbassamento di terreno si sia praticato da togliere questa differenza; ed a sostegno di quest'opinione potrebbesi aggiungere, che l'acqua che scorre per la valle Dalloro non può poi esser stata mai di una tale quantità, (ammessa anche la supposizione da noi sopra esposta) da operare una catastrofe così straordinaria; d'altra parte le induzioni, che l'Eupili facesse già parte del lago Lario vengono ad escludere un'altura nella detta valle; e che infatti alle falde del monti di Civate e del Montebarro non si vedono di leggieri le tracce per dir così di quest'altura; e dietro a queste osservazioni doversi ritenere più probabile, che questa comunicazione abbia esistito sempre. A noi sembra, che la congettura di sopra esposta abbia qualche fondamento, ma di buon grado la scambieremmo con qualsivoglia altra, che più ragionevole si riconoscesse. Non crediamo però, che alle opposizioni accennate non riesca possibile il far risposta. Abbiamo congetturato con fondamento che la diminuzione delle acque siasi effettuata a poco a poco, ed abbiam detto e provato che ne' pascoli d'Annone e ne' limitrofi vi fu già una maggiore quantità di acque. Da que' pascoli o brughiere al suolo, che formava la brughiera di Sirone non vi sono se non poche braccia di maggiore altezza in quest'ultima, come ci notò il Baretta[59], e così le acque, poichè questi laghi erano già in qualche modo divisi da quello di Pusiano, dovevano avere un'emissario per la brughiera di Sirone nel fiumicello detto Bevera, che uscendo dalla valle di Rovagnate, scorre poco lungi, e dalla Bevera nel Lambro. Di questo emissario ce ne indicò, senza avvertire a questa circostanza, sicuri indizj lo stesso Baretta in due luoghi della di lui Memoria, che di tanto ci giovò in questa disamina; e le cose da lui osservate, non potrebbero senza temerità essere rivocate in dubbio. «Una valletta nel mezzo (della brughiera) indizio di un antico corso d'acqua, andava a metter capo nel fontanino.» Questo fontanino, ossia umil corrente d'acqua si scarica nella Bevera. Poco dopo poi dice. «Il fontanino in una parte del podere aveva più ampio l'alveo, e ivi stagnando in qualche modo, le acque deponevano quanto portavano dal colle e dal monte[60].» Essendo adunque di poche braccia la differenza di livello tra i pascoli d'Annone al piano della brughiera di Sirone, da dove le acque procedono verso la Bevera, viene a rendersi più probabile l'avvenimento da noi supposto. Apertosi l'emissario per la Valmadrera, non più hanno potuto i due laghi diggià ad un livello più basso scaricare le loro acque dalla parte di mezzodì, ed ebbero per il nuovo emissario un abbassamento sensibilissimo. Forse poche altre livellazioni potrebbero cambiare la nostra ipotesi in certezza storica, e mostrar pur potrebbero se le acque del Pescone, ed altri rigagnoli si possano introdurre da questa parte nel fiumicello Bevera, e di là nel Lambro, ed estrarle poi, ove si credesse meglio a profitto dell'agricoltura. Le acque dovevano accostarsi allora più ad Oggionno dal lato di ponente, e ciò darebbe una ragione, come il lago d'Annone o di Sala denominasi anche d'Oggionno, quantunque neppur si scorga da quel borgo, non che lo bagni; mentre la varietà dei nomi dei laghi, e le denominazioni diciam così di dettaglio son tratte mai sempre da quelli delle borgate o delle terre, che sorgono presso o poco lungi dalle sponde. Il credersi soltanto ridotta entro angusti confini la comunicazione dell'Eupili col Lario nella Valmadrera dopo l'età di Plinio, sembra incontrare altre difficoltà. Dovrebbesi allora supporre, che il lago di Lecco fosse d'assai più alto, onde non permettesse ad una parte delle acque dell'Eupili un libero sfogo, od almeno lo rendesse ancor più lento e difficile, il che pare non fosse assolutamente nei primi secoli dell'era cristiana. D'altronde poste anche in non cale le osservazioni da noi esposte e le tradizioni, che vorrebbero venire in conferma della nostra congettura, può dirsi, che non sarebbe sfuggita a Plinio e non avrebbe lasciato questo scrittore di accennare l'unione dell'Eupili col Lario.
Non meno difficile fia il determinare l'epoca, in cui l'abbassamento dell'Eupili avvenne. Multis ante annis exaruit dice Paolo Giovio nel trattato de' Pesci Romani[61]. Il di lui discendente Conte Giambattista lo crede avvenuto prima del IV secolo all'appoggio d'alcune parole di Cajo Sidonio Apollinare. Osserva che Sidonio, il quale visse circa il 430 visitò le sorgenti del Lambro, e non disse come Plinio, che questo fiume venisse dall'Eupili, e di cui non fe' ne manco parola[62]. Ognun vede, che questa osservazione non è tale da poterci accontentare. Giova però l'osservare, che l'epoca suddetta coinciderebbe con quella indicata da Bonaventura Castiglioni per la vicenda fisica avvenuta al lago di Pusiano. In ogni modo poi prese abbaglio il compilatore della carta geografica d'Italia nel medio-evo pubblicata dal Muratori nel Tomo X Rer. Ital., indicando un solo lago dei quattro esistenti mentre nel medio-evo di certo era già avvenuto l'abbassamento.
Lo stesso Conte Giambattista Giovio reputa poi che all'età del maggior Plinio si estendesse l'Eupili dalla villa d'Alserio fino al laghetto d'Annone[63] credendolo lungo così circa sette miglia. A noi pare di poterlo estendere alquanto più, dandogli circa nove miglia in lunghezza e dai tre ai quattro nella maggiore larghezza. E così ne risulta un lago degno di qualche rimarco, e tale d'essere rammentato da Plinio fra i più ragguardevoli dell'undecima regione d'Italia. Ma è ben ciò difficile di determinare, e tanto più se come abbiamo congetturato, l'abbassamento abbia avuto luogo a poco a poco.
Non è pur facile l'indicare quanti laghetti subito dopo la diminuzione delle acque sianvi rimasti, ed abbiano continuato ad esistere forse per alcuni secoli. Paolo Giovio nella vita di Ottone Visconti dice d'esserne rimasti cinque, nel trattato dei pesci romani tre, e nella Descrizione del Lario non ne determina il numero. Di cinque pure il Calchi, come vedemmo, ne accenna l'esistenza, dando due nomi diversi a quello d'Alserio, dicendoli cioè di Erba e di Monguzzo: v'include quello di Montorfano, e non accenna quello d'Isella, o di Civate poichè forse a suoi tempi era ancora per tal modo unito con quello d'Annone che consideravasi un solo. Osserveremo poi, che anche a giorni nostri si dà indistintamente uno o più nomi a tutti que' laghetti tratti dalle terre che bagnano, e quelli in ispecie d'Annone e d'Isella si considerano di frequente ancora un solo e così le cose vengono a confondersi. Una tradizione popolare narra, che nelle vicinanze del lago di Pusiano vi fosse un altro laghetto, quale improvisamente una notte si gettò in uno de' vicini. Pare, che questa tradizione si possa apppoggiare con il nome di un luogo chiamato Rotta, donde forse quello di Garbagnate Rotta ad una terra poco lungi. È d'altronde ad osservarsi, che per il corso d'alcuni secoli una parte del lago di Pusiano veniva specialmente denominato lago di Muggiò, come risulta da varj documenti, e che accennato è pur anche come un particolare lago dal cronista Moriggia[64], e così come due consideravansi.
Par dunque, che lo stato fisico di quella contrada, le attestazioni ed osservazioni di autorevoli autori, alcune tradizioni, i nomi e l'ubicazione di alcuni luoghi e terre e le incongruenze, che s'incontrerebbero nelle contrarie ipotesi, vogliano persuaderci, che i laghetti d'Alserio, di Pusiano, d'Isella e d'Annone altro non siano, che gli avanzi di un lago che aveva un'estensione considerevole, venuto meno circa il V. secolo dell'era volgare per essersi aperte probabilmente le acque un emissario per la valle di Malgrate, lasciando da quattro o cinque piccoli laghi nei luoghi più profondi del letto.
Ci sia permesso d'aggiungere diverse altre notizie intorno a questi laghetti dell'alto milanese.
Il più antico possessore, che si conosca del diritto della pesca in que' laghi si è l'Arcivescovato di Milano. Nella scomunica, che nell'anno 1312 lanciò l'Arcivescovo Cassone Torriani contro di Matteo Visconti, i figli dello stesso, i Consoli ed il Consiglio generale della città di Milano si legge: Tu Mathae, rem universam Angleriensem, Leucensem, Bellanensem, Vallassinensem, Castanensem,... quæ arces et loca sunt antiquitus Ecclesiastici nostri juris, tenes. Eidem tibi decumæ nostræ lisantinæ, reditus nostri Varisienses, portoria nostra Mercuriolana nostræ piscationes ad Pusianum exigantur. (Ripamonti, Hist. Eccl. Med., lib. VIII, pag. 493.) Non trovandosi però accennate le pesche di Pusiano nella Bolla del Pontefice Alessandro III. data nell'anno 1162, in cui si enumerano distintamente le proprietà tutte dell'Arcivescovato di Milano, si potrebbe dubitare che questo diritto non fosse antichissimo al tempo dell'Arcivescovo Cassone se però non era compreso nei possessi della Valassina che poco dista. (V. Sormani, de Anathemate Sancti Ambrosii contra Gallos, pagina 232.) Sembra poi che in que' secoli la proprietà della pesca negli altri laghetti vicini a quello di Pusiano appartenesse ripartitamente alle Comunità, che li circondano, se vogliam riflettere che non rimane alcuna memoria ne' scrittori patrii, per quanto almeno noi sappiamo, d'alcun privato possesso in epoche lontane: che le Comunità od almeno le Vicinie godevano di non pochi diritti divenuti poscia proprietà dello stato; che le Comunità di Malgrate, di Lecco, di Mandello e di Brivio, che sono poco lungi, fruivano anche in epoche meno lontane di questa proprietà, e qualche diritto crediam noi conservano queste ancora. In progresso ebbero il diritto della pesca in que' laghi per più o minor tempo, in una maggiore o minor parte di esso la Collegiata di S. Giovanni Battista di Monza, i Monaci di Civate, le famiglie Paravicini e Carpani, che ne' dintorni ebbero già chiara sede; ed indi i Bentivoglio, Rosales, Cella, Molo, d'Adda ed il Principe di Leuchtenbergh, non che altri. I Carpani sin dall'anno 1483 presero a livello dall'Arcivescovo di Mil. Nardini il lago di Pusiano pagando l'annuo canone di L. 320 e libbre cento pesce. Sotto il Pontificato di S. Carlo Borromeo la mensa arcivescovile alienò quella proprietà, essendosi cioè affrancati i sigg. Carpani del livello, mediante lo sborso di scudi 7000. Poco dopo l'arcivescovato acquistò quella porzione di lago che era di proprietà della Collegiata di Monza, e che in progresso divenne pure dei sigg. Carpani. (V. Frisi, Memorie della chiesa di Monza. — Gridario del Duca di Sermoneta. — Documenti presso di noi.) Alla metà circa dello scorso secolo, la famiglia Molo diede principio al grandioso palazzo, che vediamo in Pusiano, e che servì più volte alla dimora di Principi e d'individui ragguardevolissimi. Abellì pure la vicina isoletta che ha la superficie, come abbiamo detto, di 24 pertiche compreso il lembo, che ben di frequente è innondato. — Nel 1782 il Governo diede a livello con condizioni saviissime una parte de' fondi uliginosi, che sono all'intorno di que' laghetti onde fosse ridotta ad utile coltura; (Istromento 15 novembre 1782 in rogito Lonati.) Il vantaggio, che ne provenne può vedersi nella più volte citata Storia e Coltivazione della brughiera paludosa di Sirone. Circa quest'epoca i Monaci di Civate tentaron pure, e non infruttuosamente di rendere più proficue alcune delle paludi di loro proprietà presso il lago d'Annone, ma le loro fatiche furono in seguito non curate. Spiacevole cosa, che l'annichilamento di tutti gli ordini religiosi tra noi, abbia pur prodotta la dispersione degli archivi preziosi, che presso molti di questi ordini si conservavano, provocando anche in ciò la colpa, che gli autori vollero definire retentio rei suæ invicem furis. Prezioso quant'altri mai per antichissime carte era l'archivio de' Monaci di Civate, e dai frantumi, che noi conserviamo di due codici di esso col titolo Memorabilia l'uno, Liber guasonorum de Sara l'altro (libro dei luoghi fangosi in Sala) possiamo dedurre d'essere già quelle paludi più estese, ed anzi nel territorio di quella terra posta sulla sponda orientale del lago d'Annone sono quasi del tutto scomparse. Pare, che da quelle carte e codici ben molte notizie si avessero a dedurre sui laghetti, di cui parliamo. Qualche privato tentò pure in questi ultimi anni di rendere fertili piccole porzioni delle paludi, che stanno alle sponde del lago sotto Civate; ma il mezzo sicuro di tutte renderle proficue, ossia di asciugarle sarebbe quello di abbassare qua e là l'emissario del lago d'Annone, che è largo poche braccia, e lungo 3200 metri circa. Se non può forse ottenersi l'asciugamento totale dei tanti luoghi paludosi che sono alle sponde dei laghi, e se abbassandosi il pelo d'acqua, mentre si disseccano delle paludi, si abbia dubbio per verità, che se ne scoprano delle altre ora coperte dalle acque, di certo almeno un numero rilevante di pertiche di terreno diverrebbero fruttifere, che ora altro non producono se non poca paglia e delle canne, e si eviterebbero le inondazioni, che l'aria in qualche luogo rendono meno pura ne' caldi estivi. Questo lavoro avrebbe un sicuro risultato, e l'ispezione locale ne mostra la facilità. — Nel secolo decimo quinto si fecero delle livellazioni per veder se potevasi da questa parte condurre a Milano un canale; ma l'opera si riconobbe allora impossibile. Dall'analoga relazione, che ci ha dato il Pagano nel raro di lui libro intorno al Naviglio, sembra potersi dedurre, che questi laghetti fossero allora più alti. S. A. R. l'Arciduca Ferdinando Governatore dello Stato di Milano fece praticare alcune livellazioni, che sembrò avessero per iscopo il progetto dell'unione del lago di Pusiano a quello d'Annone. Convien dire, che queste livellazioni od altre cause abbiano mostrato impossibile il mandare ad effetto i vasti divisamenti, che questo principe nutriva per opere architettoniche, o giovevoli all'agricoltura ed al commercio. Nel 1793 il signor Diotti formò un progetto per trarre a profitto dell'agricoltura parte delle acque del lago di Pusiano, ma gravi opposizioni si posero in campo, ed in linea d'arte, e per la difficoltà di conciliar l'interesse degli utenti del Lambro, ed i diritti del proprietario della pesca del lago. Per l'esecuzione però di questo progetto non è per anco abbandonato il pensiero. Negli anni 1810 e 1811 il Governo fece eseguire varie opere, fece praticare un nuovo emissario del lago di Pusiano, all'oggetto di estrarre una maggiore quantità di acqua per il reale parco di Monza, ma forse il risultamento di quelle opere non è corrispondente all'ingente somma che ci si spese. Altri in seguito si affaticarono, onde rinvenire il modo di rendere ancor più utili quelle acque; ed in tanto lume delle scienze fisiche è a lusingarsi, che vedrem fra non molto eseguiti utili progetti. Il sig. Giuseppe Bruschetti nella citata Istoria dei progetti, e delle opere per la navigazione interna del milanese dice a questo proposito quanto segue «A compiere con vantaggio la rete di navigazione del milanese potrebbe fra le altre opere aprirsi anche un canale da Malgrate al lago di Civate o d'Oggiono abbassando questo lago e facendo cambiar corso allo scaricatore del medesimo. Da questo lago poi attraversando un'altura e dirigendosi verso Molteno si troverebbe un colatore detto la Bevera che scarica le acque nel fiume Lambro, il quale attraversa tutta la Brianza e si dirige a Monza. Continuando la navigazione in questo canale si avrebbe la comunicazione col naviglio Martesana poco prima di Crescenzago, ove il detto fiume Lambro entra e sorte dal naviglio medesimo» (pag. 253) — Fu nelle acque di Pusiano, che nel novembre dell'anno 1816 il meccanico sig. Locatelli fece il primo esperimento del naviglio inaufragabile; e le sponde e le alture, che le circondano erano piene di spettatori recativisi anche da lungi non poco, il che formò un quadro singolarissimo. — Negl'inverni 1821 e 1823 morì nel lago d'Isella una quantità considerabilissima di pesci, nè si saprebbe assegnare una ragion sufficiente. Ne vale l'attribuirlo al rigor della stagione, ed alla poca profondità del lago, gelando questi duramente come quello pure d'Annone pressochè in ogni inverno. Meriterebbe forse le indagini del naturalista il credersi da alcuni che abbia a ciò dato causa un'abbondante estrazione di tufo, che si effettuò negli scorsi anni in una cava posta poco lungi di questo laghetto, e per modo che vennero ad entrare nel lago delle acque lorde, zeppe da minime particelle del tufo stesso, che si distaccano nell'estrarlo. Per gelare quello di Pusiano richiedesi però un freddo più intenso, diremmo straordinario. Osandosi di transitarli in quello stato pur anche con carri da coraggiosi briantei, ne avvennero luttuose vicende, che mostrano la necessità di un severo divieto. Tutti questi laghi sono ben di poco profondo, meno alcuni luoghi. L'altezza ordinaria dei due d'Annone e d'Isella è di circa braccia 18 e poco più sono alti quelli di Pusiano e di Alserio. Quello di Pusiano in un luogo vicino all'isoletta ha tale profondità, che dicesi volgarmente non trovarsi fondo; e presso di Bosisio ad un sito denominato Padufè è alto forse più di 50 braccia milanesi. Nel mezzo quello d'Alserio oltrepassa talvolta le trenta braccia. I due luoghi più profondi del lago d'Annone lo sono di 25 braccia, e diconsi il Pompo ed il Peloso. Questo lago deve avere molte sorgenti sotterranee. Pendocca e Pescone diconsi i due punti più alti di quello d'Isella cioè di 22 braccia. Il chiarissimo sig. ingegnere Carlo Parea ci ha data la elevazione di questi laghi sul pelo basso del mare Adriatico. Da queste livellazioni risulta, che il laghetto d'Annone è alto metri 225,698, quello di Pusiano 259,198, quello d'Alserio 259,698. (Bruschetti opera citata, pag. 261.). — In tutti quei quattro laghi, ma ancor più in quello d'Isella, abbonda a preferenza d'ogni altro il pesco (perca fluviatilis,) ed è d'assai buona qualità. Così era pure ne' secoli trascorsi, poichè il Porcacchi parlando di questi laghi dice «et tutti son notabili per la presa di grossi pesci persici» (Nobiltà di Como, pag. 136) e prima di lui Paolo Giovio «omnes percarum præpinguium captura notabiles» (Descriptio Larii lacus, pag. 52.) Vi si trova poi de' pesci di qualche pregio, un numero sufficiente di anguille (murena anguilla,) se eccettuiamo però quello d'Alserio, in cui non amano troppo di propagarvisi, probabilmente per le tante serpi, che vi sono ne' canneti, che circondano in particolare la depressa sponda settentrionale: vi sono delle tenche (ciprinus tinca) e dei lucci (esox lucius) ma però in quello d'Isella, questi due ultimi si trovano in assai scarso numero. Fra i pesci di poco o nessun pregio si enumerano i cavezzali (ciprinus capeto,) i carpani (ciprinus carpio,) i barbi (ciprinus barbus) un tempo già più abbondanti, le arborelle (ciprinus albor) le scardorelle (ciprinus brama) e le così dette troje, ec. Nelle antiche scritture si trova accennato come esistente nel lago di Pusiano un pesce detto Canedini, che non sapremmo dire qual fosse. Forse così denominavasi nel secolo decimo quarto il cavezzale, che dicesi anche in buon italiano cavedano, e volgarmente in Brianza cavèden. — I Governi in varie epoche emanarono utili disposizioni, e perchè prosperar potesse la pescagione in questi laghi, ed a difesa di chi v'ebbe la proprietà della pesca (V. Gridario di Don Diego Phelippes de Guzman sotto l'anno 1640, ec., ec. Compendio delle Gride ed Ordini della città di Milano dell'anno 1601, ec., ec.). Il Duca di Milano Francesco Primo Sforza sotto il giorno 2 Marzo 1463 scriveva al Vicario del monte di Brianza «Dilecte mi — per la introclusa supplicatione intenderay la querella fa labbate de sancto Petro de chiua de la usurpatione se li fa de quello laco Volemo che te informi bene de la cosa e trovando così esse come expone prouedi superinde per modo che quelli danono non siano admisi ala possessione de dicto laco se non per la parte hano possuto legittimamente comprare, e non de altra che spetta ad esso abbate.» (Dall'Archivio Governativo di S. Fedele in Milano.) Innosservate sempre le disposizioni a tutela della pescagione e vive sempre delle contestazioni sulla proprietà di qualche parte, d'assai si diminuirono i prodotti di questi laghi. Negli anni, che decorsero dal 1514 al 1527 le terre limitrofe ai nostri laghetti dovettero somministrare ciascun anno alla città di Milano, riunendo le parziali quote in uno, libbre 860 pesce (Sommario degli Ordini pertinenti agli Ufficiali della Comunità di Milano, pag. 66.) — Nelle alture, che circondano questi laghi, nelle antiche sponde a mattino ed a mezzodì diressimo propriamente dell'Eupili, prosperava diggià l'olivo, e dava un frutto considerevole, ma ora vi è trascurato per non corrisponder più, quale ne sia la causa, le cure che richiede al prodotto sempre tenue. — Lungo i monti, che sovrastano al Nord i laghetti, più d'uno vi ha osservate delle petrificazioni. Il Baretta (memoria citata) disse, che il Monte di S. Fermo è composto d'ammoniti, alle quali, qualche rara venere è pur frammista. L'Amoretti (opera citata pag. 300.) dice «Il sasso di questi contorni è calcare, sovente rossigno, in alcuni si trovano non infrequenti degli ammoniti, de' nautili ed alcune veneri.» Ed il sig. Breislak nella Descrizione geologica di cui ci giovammo, pag. 52, riconobbe pure la presenza de' corpi organici marini sopra i monti del piano di Erba. Noi conserviamo degli ammoniti, che rinvenimmo l'anno 1802 nel monte detto di Suello sopra il lago di Pusiano ad un'altezza considerabilissima.
FINE.