Una parte del terreno di Civate verso il laghetto d'Isella dicesi lembo, volgarmente lembro. Pare, che questa denominazione null'altro voglia indicare se non l'estremità del terreno verso il lago o la sponda del lago stesso. Ma il terreno detto lembo al contrario dista dal lago bastantemente, onde non è per essere più conveniente sotto di tale rapporto questa parziale denominazione, e divien essa poi convenientissima ritenendosi un tempo più alto il lago. Si è quivi in particolare che ci sembrò di riscontrare delle scogliere. Un oltremontano convinto anche dalle osservazioni in luogo, che l'istmo d'Isella che quivi ha principio, era già un'isola, si compiacque di riconoscere nella voce lembro una ben curiosa origine. Osservò, che Embros, Imbrus, anticamente Embros è un'isola dell'Arcipelago, e trovando in Brianza i nomi di Orobio, di Eupili ed altre denominazioni e voci che hanno sentor di greco, gli parve, che possa esser stata denominata da que' greci, se non d'altri, che furono mandati a Como da Giulio Cesare. Ci permettemmo di fargli osservare con una frase di Madama de Stael quanto sia difficil cosa l'indovinare dei fatti par quelques traces confuses, par quelques mots à demi déchirés.
Dal lato di mezzo giorno, ove è più probabile si estendesse l'Eupili al tempo di Plinio, trovasi un villaggio o piccola terra chiamata Peslago. Si potrebbe dire, che questo nome è una corruzione della voce post lacum, od ancor meglio si potrebbe derivarla da piè del lago. Il Baretta crede, che tragga origine dalla pescagione, come quello di Piscina, e di Retule[47], piccoli aggregati d'abitazioni che sono situati poco lungi.
Che se vogliam poi esaminare quale fu la causa, che produsse tanta diminuzione di acque, ed in qual tempo avvenne, e qual estensione aver poteva l'Eupili all'età di Plinio, può risultare qualche altro argomento a conferma maggiore di quanto abbiamo sin qui cercato di comprovare. Noi crederemo d'aver soddisfatto al nostro assunto su di ciò, esponendo alcune poche osservazioni, e congetture; e speriamo che qualche monumento si rinverrà col tempo atto ad illustrar pienamente questo punto di corografia milanese; non dubitando, che le difficoltà per determinare l'estension dell'Eupili, il tempo e la causa, che lo distrusse siano per arrecare pregiudizio alle cose sin qui esposte.
Paolo Giovio, come notammo al principio di questa memoria, suppone, che l'abbassamento di quelle acque sia accaduto o per un terremoto, o perchè si sieno diminuite le acque defluenti nell'Eupili da' circonvicini colli e monti[48]. Dato per certo, che que' colli e monti ora nudi, fossero già come è d'assai probabile coperti d'annosi boschi, ed in uno dei quali, secondo il Corio[49] vi cacciò Algisio o Adelchi figlio di Desiderio ultimo re de' Longobardi, le scienze fisiche ci obbligherebbero a valutare questa circostanza. Non sembra però, che questa causa fosse da per se sola sufficiente per tanta diminuzione di acque se osserviamo, che nessun fiume, torrente o ruscello in que' dintorni ha deviato dall'antico corso, e tale essere la posizione topografica, che è pur forza in que' laghi si portano le acque tutte delle circonvicine alture. Niuna variazione calcolabile in quest'ipotesi vi ha fatto certamente il maggior fiume, che colà scorra, vogliamo dire il Lambro.
Degno di qualche riflesso potrebbe essere la tradizione, che l'abbassamento delle acque abbia avuto causa da un terremoto. Ma osservando come il Calchi che scriveva prima del Giovio non ne ha fatto cenno, e che poteva pur esserne pervenuta più chiara notizia, non sapremmo pure a questa attenerci.
Nè poi vale a darci una ragione sufficiente l'osservare, che la maggior parte delle acque che entrano nei laghi come discendon queste da montagne calcari, così nelle grandi pioggie vi conducono sempre una quantità di sabbia, di ciottoli, di pietre e di limo o creta, che ne aumentano le sponde; ed a ciò contribuiscono anche i canneti, che li circondano. Volendo pur admettere, che il corso di circa diciotto secoli fosse bastevole ad accrescere di tanto le sponde, ed a rialzare sensibilmente il fondo, in allora le acque abbondanti dell'Eupili non avrebbero lasciati liberi gli estesi piani, che sono al mezzodì del lago di Pusiano. E solo per lo stato, in cui ora si trovano dietro la catastrofe avvenuta quale pur sia, che verrà sicuramente un tempo, che questi vasti serbatoj d'acque non esisteranno più; ed ove ora i remi trovano de' bassi fondi sorgeranno delle case campestri, delle belle villeggiature fors'anche; e vi saranno qua e là amenissime valli, umili poggi, fruttiferi piani. D'altronde le osservazioni sul terreno par che escludano totalmente l'ipotesi, che la diminuzione delle acque sia stata solo opera delle materie condotte nei laghi da' torrentelli, da' fiumi e dalle pluviali. Si potrebbe solo con fondamento asserire, che la divisione dei due di Pusiano e d'Alserio sia stata effettuata dalle abbondanti deposizioni di ghiaja, che suol farvi il Lambro, donde Benedetto Giovio sul finire del XV secolo od al principio del XVI scrisse;
Qualis et ipse rigans Lumber Licinia rura
Eupilis et Serii reddit stagnando lacunas[50].
Questi per più lungo tempo debbono essere rimasti uniti, ma non di certo sino ai secoli a noi vicini.
Ma volendo pure investigarne la causa, noi crederemmo più probabile, che per una grande pioggia ed inondazione, non potendo le acque soprabbondanti aver libero sfogo, si sieno aperto l'emissario, che ora vediamo al settentrione dei laghi d'Annone e d'Isella verso l'Adda, e propriamente nel territorio di Valmadrera, ed in quel tratto di terreno, ove alquanto il suolo si eleva, (a Parete pur anche) e poteva già formare la sponda del lago. Può aver d'assai contribuito il torrente Dalloro che in quelle vicinanze trascorre. Formatosi questo canale, le acque saranno andate diminuendo lentamente. Difficile è lo scarico di queste, e bene spesso si gettano sulle sponde, non essendo stato loro possibile di formarsi un bastevole alveo, e donde i laghetti d'Annone e d'Isella sogliono di frequente alzarsi. Oscure tradizioni tra que' villici dicono, che una notte improvvisamente è sorta l'amena isoletta, che vediamo nel lago di Pusiano vicino alla sponda settentrionale, dell'estensione di ventiquattro pertiche; e che non eravi un tempo il canale del lago d'Isella o d'Annone per l'Adda. Il sig. Baretta nella citata Storia della brughiera paludosa di Sirone dice «A misura che il fiume Lambro si è aperto, ed abbassato il canale, tutte si sono abbassate le acque a lui congiungendosi per portarsi al mare» e giovandosi forse delle tradizioni, che ora abbiamo esposte prosiegue «ma le acque del lago d'Annone hanno poi trovata una più breve via versandosi per l'emissario di Malgrate nel Lario[51]». L'aver lasciato le acque del lago d'Annone di seguir le altre dalla parte del Lambro, suppone una catastrofe senza della quale non si saprebbe assegnare la causa di questa variazione nel corso. Formatosi una via per la Valmadrera o valle di Malgrate, pare che principalmente per questa le acque abbiano dovuto diminuirsi. Che se in alcuni luoghi l'alveo del Lambro è tale da potervi già correre una maggiore quantità di acque, invece di dire, che questo fiume s'è aperto ed abbassato il canale, il che pure asserì l'Amoretti[52], perchè non dubiteremo (fatta astrazione dell'abbassamento comune a tutti i fiumi nel decorso de' secoli) che una maggiore quantità di acque il Lambro scaricasse, se l'emissario era un tempo dell'Eupili? Così possiam credere, e come la geologia vorrebbe mostrare[53] l'esistenza un tempo di due laghi, che quel fiume doveva alimentare l'uno non molto lungi da Inverico, e d'Agliate l'altro, luogo noto tra noi quest'ultimo per amenità, ed ove gli antiquari godono pure di riscontrarvi gli avanzi di un tempio a Nettuno[54].