L'onor secondo che all'Eupili in riva
.. nacque, e a paro col premier sen giva[37];
lasciò pure a suoi compaesani un monumento dell'arte, che lo rese immortale dipingendo l'anno 1790 lo Sposalizio della Vergine nella chiesa prepositurale d'Oggionno. Ma non debbono questi celeberrimi concittadini farci ancor più deviare dall'argomento.
Alcuni credono, che ove trovansi le terre d'Incino e Villincino otto miglia circa da Lecco verso Como, vi fosse la città degli Orobj rammentata da Plinio col nome di Liciniforo[38]. L'essere ivi stata questa città escluderebbe una maggiore altezza di quelle acque, poichè Incino, nel cui suolo in particolare si dice propriamente sorgesse quelle città, è posto non molto lungi dal margine dei laghetti di Pusiano e d'Alserio. Nè noi osiam dire, che da quanto sino ad ora abbiamo esposto ne emerga un argomento valevole a mostrar priva di fondamento questa asserzione, nè per avventura basterebbe l'aggiungere, che altri opinarono, che la città di Liciniforo sorgesse altrove[39]. L'esistenza un tempo di questa città non potrebbe di certo rivocarsi in dubbio. Ci dice Plinio, che gli abitanti di Bergamo, di Como, di Liciniforo, di Barra ed altri popoli all'intorno, erano della stirpe degli Orobj[40], popolo della più remota antichità, e su del quale le ricerche dei dotti hanno solo sino ad ora stabilito che fu anteriore agli etruschi, una de' primitivi d'Italia: ma noi ci lusinghiamo d'avere di non poco avvalorata in altro scritto col titolo degli Orobj e delle loro città nell'alto milanese, che ben tosto pubblicheremo colle stampe, se la presente memoria ottenga per avventura qualche suffragio dai dotti, d'avere di non poco avvalorata diciamo l'opinione, che l'antica città degli Orobj detta Liciniforo esistesse nel territorio di Lecco. Direm qui soltanto, che il credere, che fosse nel piano sotto Erba sulle sponde del laghetto d'Alserio e di quello di Pusiano non d'altro ha probabilmente avuto origine se non da certa qual consonanza di nome tra Liciniforo e Villincino; ed i ruderi del borgo d'Incino, che ivi sorgeva, distrutto dai Torriani l'anno 1285[41], possono averla fatta nascere ed averla mantenuta. Si potrebbe anche dubitare, che questo nome siasi formato dalle voci ville (vici) e vicine, quali vediamo esistervi; e giova l'osservare a questo proposito, che il Corio chiama quella contrada Vicino[42]. In appoggio dell'opposta opinione, che colà presso esistesse Liciniforo vien citata un'iscrizione scolpita sopra una base di pietra e sulla quale eravi anticamente collocato un vitello di bronzo. Si asserì che questo monumento esisteva presso la chiesa parrocchiale di Castello sopra Lecco. L'iscrizione sopranominata è la seguente:
IOVI O M
HOC SIMVLACRVM
LICIF.
POPVLI
DICAR.
Le minute circostanze esposteci intorno a quel monumento dal Somaglia, che prima ce ne diede contezza vorrebbero comprovarne l'esistenza nel secolo in cui scriveva. Dice fra le altre cose, che quel vitello è stato fuso, e servì per una delle campane di quella parrocchiale[43].
L'angolo noi riscontrammo di un basamento nel giardinetto del parroco di Castello, in cui si legge IOVI O. M. Uno dei monti circostanti dicesi anche oggidì Giovo e questo nome potrebbe non meno far sospettare, che abbia esistito già presso di Lecco un monumento od anche un delubro al maggiore degli Dei de' gentili. Da quel monte scaturiscono le acque del fiume o torrente Caldone, le quali ritenute pure a giorni nostri per salubri, vennero nei scorsi secoli considerate per minerali, adoperate da medici e celebrate[44]. Sarebbe d'altronde malagevole cosa il voler dimostrare, che le città mediterranee degli antichissimi popoli non fossero poste in luoghi elevati, ed Incino e Villincino si trovano in luogo piano e basso. L'antica Como, altra delle città degli Orobj, non sorgeva già ove ora la vediamo; ma era ubicata più all'alto[45]. A noi sembra d'aver mostrato nello scritto sopra accennato, come non si possa più rivocare in dubbio, che l'altra città orobica denominata Barra non sorgesse verso la metà del Montebarro propriamente detto, posto tra l'Adda ed il laghetto d'Annone. Lecco non era poi anche in secoli d'assai meno rimoti alla sponda del lago, ma sorgeva più sopra verso il monte, che lo sovrasta in sito forte per natura, ove si vedono ancora a giorni nostri alcuni avanzi di una rocca e molti ruderi vi si scoprono. In quel terreno ora coperto dalle quercie deve correre la grande strada, che la munificenza sovrana ha fatto intraprendere per il Tirolo.
Non ignoriamo, che all'estremità di quella lingua di terra, che parte dal territorio di Civate propriamente detto, e forma come uno strettissimo istmo tra i due laghi, esistono alcuni ruderi, e che una viva tradizione, ed il nome di una casa ivi posta[46] ci inducono a credere, che vi fosse un ponte per cui si transitasse ad Annone. Gli avanzi, che ancor si vedono, non indicano rimota antichità, e la tradizione stessa assegna d'altronde una non rimota origine a quel ponte, volendosi costrutto al tempo del dominio dei Spagnuoli tra noi, per facilitare non so quali passaggi di truppe per la Valtellina. Non crediamo perciò, che possano essere questi un obice qualunque.
Se dalla tavola Peutingeriana non può desumersi alcun dato favorevole per queste indagini, neppur dalla medesima può trarsi un argomento in contrario. È in particolare per le strade romane, che questa si reputa a buon diritto un prezioso monumento d'antichità.
I nomi d'alcuni luoghi vorrebbero pur confermare l'esistenza un tempo d'una maggiore quantità di acque in que' dintorni. In mezzo all'istmo or ora accennato vi è un casolare chiamato Isella, e dal quale il nome al lago; ed Isella altro non vuol dir certo, che piccola isola, isolella ed in questo senso è adoperata una tal voce dai bergamaschi. L'ispezion locale toglie poi ogni dubbio, che fosse già un'isola ristretta alle piccole alture, che vi si vedono. Avvi da secoli in quel territorio una famiglia civile detta d'Isella, i di cui antenati debbon aver tratto il cognome dall'abitare in quell'isoletta. Se il tempo non ci avesse involati pressochè gli atti tutti degli antichi notaj di Civate, noi eravam certi di rinvenirvi per entro l'epoca di questo cambiamento.