Pochi fra gli scrittori, che s'occuparono della storia antica del milanese ebbero cura d'investigarne la corografia parlando anzi di questa bene spesso solo per incidenza o con brevi parole, se eccettuiamo il Giulini ed il P. Ferrari; e quanto pur dissero alcuni, devesi forse prendere in nuovo esame. Altri neppur sospettarono, che l'antico stato del suolo milanese offrir dovesse argomento alle loro indagini, e che per ovviare errori od oscurità andar unite dovessero alle istoriche ricerche le topografiche e corografiche. Par dunque che molto rimanga a farsi in tale argomento, e nella lusinga noi d'apportarvi qualche debol lume, abbiam preso ad esaminare per la disparità delle opinioni, se il lago di Pusiano nell'alto milanese sia propriamente il lago Eupili rammentato da Plinio fra quelli della decima regione d'Italia, secondo la divisione fattane da Augusto[1], o se un avanzo dell'Eupili sieno e quello stesso di Pusiano e gli altri tre limitrofi chiamati comunemente d'Alserio, d'Isella e d'Annone. Nè vogliasi dire troppo tenue argomento il cercar d'illustrare poche linee del naturalista romano che alle cose patrie si riferiscono, rese oscure ed intricate dal corso de' secoli per mezzo dei quali il di lui libro passò glorioso.

I laghetti di Pusiano, d'Annone, d'Isella, e d'Alserio sono alla distanza di 24 miglia circa al settentrione di Milano lungo le falde dei monti della Valassina, che sono emanazioni delle alpi Rezie. Per l'amenità de' loro dintorni e per la salubrità dell'aria, che vi si gode, non che per essere nati sulle loro sponde il Parini e l'Appiani son dessi conosciuti e giustamente celebrati. Quello di Pusiano è il più considerevole, di forma pressochè ovale, si estende per circa quattro miglia da Pusiano a Ponte Nuovo. I conjugi Federico e Carolina Lose hanno recentemente offerto al pubblico due belle vedute di questo lago[2]. L'altro detto Serio o d'Alserio ed anche di Conservio dal piccolo luogo di questo nome, che è sulle sponde, si estende circa due miglia e mezzo. Questi due sono ad uno stesso livello, e potrebbe dirsi, che entrambi hanno l'emissario nel fiume Lambro, che scorre lì presso. Un altro emissario ha pure il lago di Pusiano in quello d'Isella denominato il Pescone. Il lago d'Annone, che dicesi anche di Oggionno e di Sala, di forma ovale allungata, ha l'estensione di miglia tre circa milanesi dal ponte di S. Nazaro al luogo di Bagnuolo. Amenissime sono in particolare le sponde di lui, e di questo pure i conjugi Lose ci hanno data una veduta[3]. D'assai minore ampiezza è quello d'Isella o di Civate. Di figura quasi circolare, conta nella maggiore larghezza un miglio e mezzo, cioè da Civate al fiume Pescone. Una lingua di terra partendo dal lembo di quel paese va allargandosi fra le acque, e presenta una penisola ricca di vigneti, di gelsi e di seminati, la quale è abitata da contadini e da pescatori. Le acque così divise formano due laghi da piccolo stretto congiunti, e questi alquanto più basso degli altri hanno l'emissario quasi a ritroso per la valle di Malgrate nel lago di Lecco. Vi sono metri 2300 tra il lago di Pusiano e quello d'Isella.

La [carta], che abbiamo unita soccorrerà meglio il lettore, che non ha peculiare cognizione di que' laghetti, e che vuol seguirci nell'esame di questo punto di corografia milanese.

Non cade già dubbio che l'Eupili ricordato da Plinio non fosse posto nella regione in cui si trova il lago di Pusiano, ma nasce questione intorno all'estensione dell'Eupili, da che in modo oscuro e contraddicente ne hanno parlato gli scrittori de' secoli a noi vicini.

Alcuni credono, che il Lario non avesse già emissario presso il borgo di Lecco, od almeno che l'avesse così in alto, che altro pur vi fosse verso Como, supponendosi presso Lecco unite tra loro le montagne laterali al lago, e che le acque del Lario comunicassero con quelle dell'Eupili. Si pretese pur anche di determinare il luogo, ove i monti fossero tra loro congiunti[4]. Che se per avventura si credesse prezzo dell'opera l'entrar di proposito in questa disamina; e risultasse fondata quell'opinione, sarebbe tolto ogni dubbio sull'antica unione de' nostri laghetti. Doveva allora l'Eupili occupare una grande estensione, ed il verso di Virgilio: Anne lacus tantos? te lari maxime...[5] non avrebbe più bisogno di alcun comento, potendo essere il Lario più esteso d'ogni altro lago d'Italia. Le disparità degli antichi scrittori sull'estensione di questo lago potrebbonsi forse allora conciliare, e si potrebbe dar forse una sufficiente spiegazione di alcune vetuste asserzioni intorno ad esso, ed ai pesci che vi si trovavano, che tengono del favoloso. Una spiegazione pur avressimo del trovarsi presso Villa Albese nel Piano d'Erba una selva sotterranea, che dir vorrebbesi Lignite[6]. A cagione dell'oscurità, in cui è involta una ricerca sopra di un avvenimento, che può aver preceduto i tempi storici, il gran libro della natura può solo per avventura esserci guida. Sarebbe quindi da bramarsi, che taluno con ampio corredo di mezzi l'intraprendesse, come atta a fornire utili risultamenti. Sembra, che il chiarissimo geologo Breislak abbia voluto farci sentire le difficoltà di questa disamina nell'istante in cui vi ha pur messo qualche lume[7]. La scienza, che egli coltiva con tanto ardore, domanda da lui nuove fatiche su di ciò, le quali certamente saranno utilissime, e serviranno a diradare alcun poco quel velo che nissuno forse saprebbe intieramente levare. Ma che che ne fosse un tempo di questa maggiore estensione ed altezza del Lario noi esaminiam solo, che fosse l'Eupili nel primo secolo dell'era volgare, in cui Plinio lo dinotò come un lago distinto da quello di Como colle seguenti parole. «Anche in questa decima regione, ritrovansi ragguardevolissimi laghi e fiumi, che sono come loro parti od alunni; se pure non li ricevono d'altronde per restituirli di nuovo al loro corso, siccome fa il lago di Como del fiume Adda, il lago maggiore del Ticino, del Mincio quello di Garda, dell'Oglio quello d'Iseo e del Lambro il lago Eupili; i quali fiumi tutti recano delle acque loro tributo al Pò[8]

Lo storico Tristano Calchi parlando de' nostri laghetti sentì forse prima d'ogni altro il dubbio, che forma l'oggetto di questo scritto, non trovando che le parole di Plinio corrispondessero allo stato fisico del luogo. «Al piede di questi monti (della Vallassina) giaciono, dice, varj laghetti abbondevoli di pesci, chiamati dal nome delle prossime castella di Montorfano, di Erba, di Monguzzo, di Pusiano, e d'Annone. Plinio riputolli un lago solo, che denominò Eupili, da cui il Lambro riceve le acque. Allorchè le pioggie li rialzano, il che spesso accade, si riuniscono insieme, e vengono come a formare un solo lago; e così mescolati fra loro sembra che diano origine al fiume, il quale però nasce nei soprastanti monti[9]

Dopo del Calchi Paolo Giovio nella vita di Ottone Visconti rammentò una tradizione, che vuol essere esposta. «Asseriscono alcuni, che l'Eupili per un violento terremoto si sprofondasse, e che nei siti più bassi del suo letto ineguale lasciasse cinque piccoli laghi dei quali escono le acque del fiume Lambro[10].» Questo scrittore mostra poi di non averci senza disamina tramandata una tale tradizione, da che quasi lo stesso replicò in altre due opere scritte in tempi diversi, ed in una delle quali come vedremo, cerca anche di assegnare altra cagione della diminuzione delle acque[11].

Convennero nel dire del Giovio vari scrittori, tra quali il Cluverio[12]; ma in progresso alcuni nominando l'Eupili lasciarono inforse se per esso intendessero il solo lago di Pusiano, oppure tutti quattro que' laghetti[13]; altri parlarono in modo, che non sembrò il loro dire degno per avventura di alcuna riflessione per le incongruenze, come accenneremo, che sembravano venirne; da quasi tutti però fu creduto, che l'Eupili rammentato da Plinio fosse il lago di Pusiano[14]. Si riputò altresì, che il nome di Pusiano fosse una derivazione da Eupili, quasi dir si volesse Pusilliano, Eupisiliano, e questa voce che si ritenne d'origine greca, venne spiegata per passaggio alle alpi[15]. Così contrarj divisamenti vorrebbero se non altro farci sospettare una catastrofe fisica in quella regione. Soltanto sul fluire dello scorso secolo se non vennero alcuni a stabilire, che debbasi propriamente intendere pel lago Eupili, si praticarono ciò nulla di meno indagini utili a questa disamina. Vediamo se colla scorta ben anche di tali osservazioni si potesse credere, che al tempo di Plinio tanta quantità di acque vi fosse nei luoghi de' quali parliamo da stimare che quei quattro laghetti fossero un vasto ed unico lago.

Primieramente ci pare, che Plinio non avrebbe fatta menzione del lago Eupili parlando degli esistenti nella decima regione d'Italia, secondo la divisione di Cesare Augusto, se stato questo non fosse fra i più ragguardevoli, poichè questi soltanto egli annoverò. Se al tempo di Plinio questi laghetti fossero stati tra loro disgiunti e separati (ritenendosi accennato col nome di Eupili quello solo di Pusiano) poteva per avventura pur far parola degli altri tre attigui, non dovendosi credere, che in questo caso abbia tralasciato di accennarli per la loro picciolezza, poichè quello di Pusiano ha un'estensione ben di poco maggiore del lago d'Annone. Quanti poi non ne avrebbe ricordati se avesse voluti annoverare tutti i laghetti della circonferenza ad un dipresso del lago di Pusiano posti nel paese formante la decima regione, che comprendeva il milanese, il bergamasco, il mantovano ed altre minori provincie?

Questo scrittore disse poi provenire il fiume Lambro dal lago Eupili; il che repugnerebbe al fatto, qualora per l'Eupili s'intendesse il solo lago di Pusiano, giacchè quel fiume vi passava solo da vicino ed in questo da pochi anni venne introdotto con idrauliche operazioni. Ha quest'origine nella Valassina, e ricevendo entro i soli confini di quella valle, che divide per mezzo, ed ove è utilissimo alle manifatture, molti rivi, fiumane e torrenti, s'ingrossa d'assai nelle grandi e lunghe pioggie. Bagnato Asso irrompe nel Piano d'Erba arrecandovi bene spesso colle sue inondazioni gravissimi danni. Determinando i confini all'occidente della Brianza propriamente detta, come i laghetti, di cui parliamo ne lo determinano al settentrione, questo fiume bagna Monza, inaffia vaste campagne, e sbocca in Pò presso il luogo detto Botterone nel distretto di Belgiojoso provincia pavese. Perchè non dovremmo noi credere, che effettivamente fosse di esso all'epoca di Plinio, quanto dice essere dell'Adda, e degli altri fiumi accennati nel passo da noi riferito, cioè che entravano ed indi uscivano dai loro rispettivi laghi, come avviene ancora a nostri giorni, e solo il Lambro dovevasi eccettuare prima delle accennate operazioni idrauliche. E come altrimenti ciò esser potrebbe senza una rivoluzione fisica? È probabile di altra parte, che Plinio conoscesse minutamente i luoghi dell'alto milanese, di cui ragioniamo; e quindi sembra doversi ammettere colà un ampio lago, da cui ne usciva il fiume Lambro che già v'aveva portate le sue acque. E non doversi pertanto trovare in errore, o meno esatto il naturalista romano, nè dovrebbesi così dare una ricercata interpretazione alle sue parole per avere il lago di Pusiano un emissario nel Lambro, od asserir gratuitamente, come fece il Calchi, che Plinio giudicò que' laghetti un solo, nel mentre che quest'ultimo scrittore nelle parole «allorchè si alzano per le pioggie, il che spesso accade, si riuniscono insieme, e vengono come a formare un solo lago» esponeva un fatto, il quale fornisce un'argomento ad appoggio del nostro assunto. Pare, che queste sole osservazioni rendano pur meno tenebroso quel passo di Plinio del lib. II.º che viene comunemente letto «Ut in Fucino lacu invectus amnis, in Lario Addua, etc.», e che debbasi al contrario leggere con il conte Della Torre di Rezzonico dietro diligenti osservazioni filologiche, «Ut in Eupilio lacu invectus Lamber, in Lario Addua, etc.» E così non una sol volta ma due Plinio ci avrebbe detto, che il Lambro usciva dall'Eupili[16].