Al tempo di Recesvindo fu con sua Legge abolito il divieto delle nozze fra Romani e Gentili[74]: ma i Romani perdettero l'illustre lor nome nelle Leggi e negli Atti Pubblici, e tutti gli abitatori de' Regni di Recesvindo non si chiamarono se non Visigoti. Così recossi ad effetto in parte l'antico disegno del Re Ataulfo, che avrebbe voluto chiamar Gozia l'Imperio Romano. Ciascuno di quegli abitatori sapea se Romana o Gotica fosse l'origine di sua famiglia: ma i Goti si teneano pe' veramente nobili, sebbene ignorassero l'uso del guidrigildo stabilito da Clodoveo: e però nacque la voce Hidalgo, tuttora usata ne' nostri dì, cioè la voce, che con apocope doppia vuol dire figliuolo di Goto. Ella basta per dinotare un'antica nobiltà e maggiore d'ogni altra in Ispagna. Così non aveano fatto i Re Vandali d'Affrica, i quali ne' loro Editti, riferiti da Vittore Vitense[75], chiamaronsi Re dei Vandali, e Re degli Alani ad un'ora. I Romani di Spagna e della Gallia Gotica vidersi perciò ingloriosamente incorporati ne' Visigoti, e peggio che già non erano stati dal Re Ostrogota i Borgognoni. La stessa dignità degli Ecclesiastici non diè risalti d'alcuna specie a' Clerici di sangue Romano, sì per la mancanza del guidrigildo fra' Visigoti, e si perchè appo essi la sacra Liturgia era Gotica ed Orientale, secondo i decreti dianzi accennati del Terzo Concilio di Toledo nel 589, i quali furono sempre più rifermati da' seguenti Concili e dalla diuturna possessione. In mezzo a sì grandi cure de' Visigoti per conservare la loro particolare Liturgia non Romana, e' divien sempre più agevole di conoscere se avesser coloro abbandonato il pensiero giammai della loro Architettura Gotica.
Tali erano quando Sant'Oveno giunse in Ispagna, le qualità civili della razza dominatrice de' Visigoti e della razza obbediente dei Romani. Se il Prelato Rotomagense non vide il Tempio di Recesvindo in Dogna, e' vide certamente in Toledo la Chiesa di Santa Eulalia, e l'altra di Santa Leocadia del Re Sisebuto, e forse conobbe San Fruttuoso, nato di stirpe regia: di stirpe, cioè, non Romana, e però Gotica[76], da un Duca Ispano d'alta possanza nell'esercito militante tra' Monti della Galizia e di Leone. Fruttuoso diè molte delle sue grandi ricchezze a' poveri, e con le rimanenti sollevò non piccoli stuoli dei suoi servi, a' quali egli soleva concedere la libertà. Sì fatte lodi gli si tributarono da un suo quasi contemporaneo, che ne scrisse la Vita: Valerio, Abate di San Pier in Monti nell'Asturie[77]. Andò Fruttuoso in Merida per venerare il Tempio di Santa Eulalia; costruì un gran numero di Monasteri; popolati da moltitudini di Monaci, e principalmente quello di Nono, posto nell'Isola di Cadice. Fu salutato Vescovo di Braga, ove fabbriconne un altro, nel quale di giorno e di notte, con le faci accese, lavorava egli con le sue braccia. Morì nel 670; Architetto e muratore ad un tempo, ma la sua Mano era Visigotica.
Sant'Oveno, ritornato verso il 677 in Roano, portovvi le memorie degli Edifici e de' Tempi veduti da esso in Ispagna, ma soprattutto del culto e degli affetti verso Eulalia. E però Guaningo, uomo ricco e polente tra' Franchi, edificò in onor di quella Santa un Monastero di trecensessanta Vergini, alla costruzione del quale Sant'Oveno deputò Wandregisilo, detto San Vandrillo. Non avrebbe voluto forse l'Arcivescovo di Roano imitar le Gotiche forme della Chiesa Toledana di S. Eulalia, eziandio se gli fosser mancati gli esempi della Mano Gotica di S. Pietro nella sua stessa città? Con questi domestici monumenti e con le Gotiche rimembranze di Spagna, S. Filiberto fabbricò i nobili Chiostri Gemmenticensi ossia di Jumieges, e San Vandrillo costruì gli altri di Fontanelle: operando entrambi col consiglio e sotto gli auspici di Sant'Oveno. Il quale cessò di vivere nel 684, e pose per tutto l'avvenire il suo nome al Gotico Tempio di S. Pietro.
XX.
Il Re Vamba s'illustrò più de' suoi Predecessori per le sue splendide opere nell'Architettura Gotica. Ristorò nobilmente Toledo, allargandone le mura, ove rinchiuse i Sobborghi, e volle non si ignorasse il suo intendimento di propagar con tante magnificenze la fama e l'onore della sua Gente:
»Erexit fautore Deo Rei inclytus urbem
»Wamba, SUAE CELEBREM PRAETENDENS GENTIS HONOREM[78]».
Questi versi gli fece incidere sulle nuove mura della città, riferiti da Isidoro Pacense, che scrivea pochi anni dopo lui, nel 740; Isidoro, al quale sembrò maravigliosa quella costruzione. Vamba comandò, che brevi Torri si fabbricassero sulle Porte, ove collocò le statue marmoree d'alcuni martiri. Simili Torri fino all'ottavo secolo non si disgiunsero dal pensiero de' Visigoti nella costruzione delle loro Chiese: ornamento, già il dissi, e non difesa. Ne' secoli seguenti, dopo gli assalti degli Arabi e de' Normanni, tali Torri divennero altresì propugnacoli e speranze di salvezza contro la furia de' nemici tanto ne' Monasteri quanto nelle Chiese di tutta l'Europa Occidentale, senza parlare dell'uso che divenne generalissimo, di situarvi le Campane.
Le statue poste da Vamba sulle Torri delle Porte di Toledo furono rovesciate dal tempo: ma il Mariana racconta, che a' suoi proprj dì, Filippo II.º le restituì al loro luogo[79]. Soggiunge, che Vamba cercò pietre da per ogni dove, adoperando i marmi delle Romane fabbriche, ne' quali volle si scolpissero immagini a simiglianza d'una Rota o a una Rosa[80]. Di così fatte Rote o Rose fu grande l'uso nell'Architettura Gotica del duodecimo e tredicesimo secolo; ma Vamba ne avea dato gli esempi, che certo non furono i primi appo i Visigoti, e che Filippo II.º richiamò al lume del giorno. Vamba in oltre guerreggiò felicemente contro i Visigoti, che ribellaronsi a lui nella Gallia Gotica non conquistata da' Franchi; e fondò vicino a Nimes la celebre Badia di Santo Egidio[81], mentre San Fruttuoso di Braga edificava i popolosi Monasteri, onde ho toccato, e soprattutto il Complutense, il Rufinianense, il Visumense. Nel costruire il suo Monastero di Santo Egidio, Vamba non pose mente al prossimo Anfiteatro Romano di Nimes: nè gli Anfiteatri erano cagione di grande amore a' popoli non Romani, e la memoria degli antichi spettacoli era odiosa principalmente a' popoli Gotici. La Nemausense Badia di Santo Egidio non ritrasse nulla in se di quelle forme anfiteatrali, ed in tutti gli altri edifizi la vanità de' Visigoti dava loro a credere volentieri, che la vetusta loro Architettura Gotica vincesse di lunga mano i pregi della Greca e della Romana. Di qui nascea l'abbandono dei pubblici edifici Romanesi nelle Provincie sottoposte a' Visigoti, e l'uso, che costoro correano velocemente a fare dei marmi di quegli edifici. Ervigio, che succedette a Vamba nel 680, risarcì le mura di Merida; indi rifece il Ponte Romano di quella città, in parte crollato; impresa, ch'e' commise al Duca Salla. Compiuto il lavoro, Ervigio fe' collocare sul Ponte un'Iscrizione in versi, o piuttosto un Ritmo, che non ha guari tempo si pose in luce dal Florez[82]. Ivi ad Ervigio si dà il titolo di Re de' Geti e s'afferma ch'egli studiossi d'estendere il suo nome con magnanimi fatti, sì che dopo aver cinto Merida con esimie mura, operò quel miracolo di ricostruzione:
. . . . »Potentis GETARUM ERVIGII Regis