I fatti di Roncisvalle perciò riempirono di Visigotiche Canzoni e di magnifici Tempj l'Asturia. Vinceano di nuovo i Goti ed edificavano. Alfonso il Casto fe' con celebre pompa consacrar da sette Vescovi nell'802 il Tempio d'Oviedo, quando avea già conseguito molte vittorie sugl'Infedeli; poscia edificonne un altro alla Vergine Santa, ed un terzo a San Giuliano: ma più elegante di tutti parve quel di San Tirso, che la Cronica d'Albelda nella Rioia (scrittura dell'883) ammirava per le sue marmoree colonne, pei suoi archi e pe' suoi molti angoli (Miro aedificio CUM MULTIS ANGULIS[91]). Veggano gli Architetti se quest'opera cotanto angolosa d'un Re Visigoto possa giudicarsi non Visigotica, ma Romanese. Più caro a que' Goti riuscì Alfonso il Casto, quando egli ridusse la nascente città d'Oviedo alle prette sembianze della perduta loro Toledo. Chi fra essi non sospirava per questa cara Toledo? Chi non dolorava di non poter più innalzar gli occhi verso l'alte cime di Santa Eulalia e di Santa Leocadia? Il Casto adunque tutto compose in Oviedo, tanto le Chiese quanto il novello Palagio dei Re, come sera fatto in Toledo; e però la Cronaca d'Albelda ebbe a dire: »Omnem Gothorum ordinem, sicut Toleti fuerat, tam in Ecclesiis quam in Palatio, Oveti cuncta constituit[92]». Chi non rammenta nell'atto di leggere questa Cronica, la nuova Troia, fondata in Epiro per opera di quelli, che fuggivano dall'antica? Chi non si riduce alla memoria i versi, ove si canta il giubilo, col quale i Troiani del figliuolo d'Anchise approdarono alla riva del falso Simoenta in Epiro, e corsero ad abbracciare i limitari della Porta Scea?

In tal modo Alfonso il Casto riproponeva le sembianze amate di Toledo a' suoi Visigoti d'Oviedo, e vi ponea le tombe de' Re. A quella stagione, il Visigoto Vitizza, figliuolo del Conte di Magalona, col nuovo suo nome di Benedetto Anianense, già era venuto da per ogni dove in fama pel gran numero di Monasteri da lui edificati dopo il suo proprio d'Aniana. Smaragdo, suo discepolo, afferma, che assai grande fu la Chiesa d'Aniana, e che i Chiostri, cospicui pe' suoi Portici e per le sue marmoree colonne, fabbricaronsi con nuova opera[93]. Furono essi Romanesi o Visigotici sì fatti Portici, voltati da uno de' Pilofori Visigoti? Dovè questo Piloforo ignorare ciò che Alfonso il Casto faceva in Oviedo? Con qual dritto e con quale ragione si può egli presupporre, come pur troppo si fa, che gli Ottimati Visigoti dell'ottavo e del nono secolo abbiano antiposta la Romanese alla nativa loro Architettura Gotica? E chi può negar, che di questa fossero andati superbi non dico i soli Re Vamba ed Ervigio, ma gli ultimi tra' Visigoti?

XXIII.

Emulo d'Alfonso il Casto nell'edificare, ma oh! quanto di lui più possente, fu Carlomagno, che tentò di far fiorire le Romane arti dell'Architettura e della Musica Ecclesiastica. Molti credono tuttavolta, ch'egli avesse fatto costruire alla foggia Visigotica la splendida sua Rotonda d'Aquisgrana. Io non ripeterò in questo luogo ciò che altrove scrissi di sì fatta Rotonda[94], non veduta da me: non posso nondimeno temperarmi dal riferir nuovamente le gravi parole del Cav. Giulio Cordero di San Quintino: »Chi non direbbe oggi d'essere tal Rotonda un edifizio d'Architettura Gotica in Aquisgrana[95]?» E per l'appunto, io soggiungo, in Aquisgrana, dove regnato avea la Gota Brunechilde.

Anche opera Visigotica può sembrare la magnifica Chiesa ed il Regal Monastero di Centula o di San Richerio in Piccardia. Quella Chiesa non fu priva della sua doppia Torre; una terza ne surse nel Chiostro; e tutte veggonsi effigiate nell'antica immagine presso il Mabillon[96], donde apparisce un andamento non Romanese nella costruzione, sebbene un Franco ne fosse stato l'autore: Angilberto, cioè, genero di Carlomagno, al quale Angilberto potè la Mano Gotica piacere quanto ella piacque a Clotario I. in Roano.

Angilberto morì pochi giorni dopo Carlomagno nell'814. Allora il nuovo Imperatore Ludovico Pio chiamò nella sua Reggia d'Aquisgrana il Visigoto Vitizza, ossia San Benedetto d'Aniana. Questi fabbricò poco discosto il Monastero d'Inda, sul fiume dello stesso nome: ultimo forse de' tanti Chiostri da lui edificati nella Gallia Gotica, ed in molte Provincie di Francia. Racconta Smaragdo, che Ludovico Pio prepose quel Visigoto al governo di tutt'i Monasteri dell'Aquitania e della Gozia, sperando che l'esempio giovasse al Regno de' Franchi: »Praefecit cunctis Coenobiis per Aquitaniam et Gothiam, ut Franciam imbueret exemplo[97]» La qual Francia di Ludovico Pio non avea certamente penuria degli esempj di Romanese Architettura.

Una delle più rinomate Badie di San Benedetto dopo la principale d'Aniana fu l'altra di San Piero in Cauna, della quale tosto riparlerò; situata fra le Visigotiche Città, di Narbona e di Carcassona. Ma la Badia d'Aniana fu il perpetuo modello d'ogni altra della Congregazione Anianese: perciò Smaragdo scrisse: »Hoc Anianense CAPUT esse Coenobiorum, quae in Gothorum partibus constructa esse VIDENTUR; verum etiam et illorum quae in aliis regionibus ea tempestate et DEINCEPS PER HUIUS EXEMPLA aedificata sunt[98]». Or quante Badie Anianesi non si fabbricarono dopo quella d'Aniana, che fu il primo concetto d'un Visigoto nella Gallia Gotica? A tal concetto accostossi dunque l'idea del Monastero d'Inda in Aquisgrana, e massimamente se di stile Gotico fu la Rotonda fattavi costruire da Carlomagno.

XXIV.

Contemporaneo di Vitizza o S. Benedetto Anianese, che morì nell'821, fu Walafrido Strabone, Monaco di Reichenau sul Lago di Costanza. Verso quel medesimo anno egli scrisse il suo Libro delle Cose Ecclesiastiche, ove chiamossi uomo Teotisco, affermando, che il suo Teotisco linguaggio parlavasi da' Geti, ossia da' Goti, e massimamente dalle Scitiche genti di Tomi (quivi era stato rilegato Ovidio); sì come appreso avea da' racconti d'alcuni Monaci, fedeli suoi confratelli. Nè seppe tacere, che a' suoi concittadini Teotisci s'erano insegnate molte utili cose da essi Geti, sebbene Ariani.

»Multa nostros (Theotiscos) UTILIA DIDICISSE, PRAECIPUE A GETIS, QUI ET GOTHI, cum eo tempore quo Ariani effecti sunt (licet a vera fide aberraverint), in Graecorum Provinciis commorantes, NOSTRUM, idest Theotiscum, sermonem habuerunt.