»Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline, e viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e spesso con mettere cosa sopra cosa andavano in tanta altezza che la fine d'una porta toccava loro il tetto. questa maniera fu trovata da' Goti, che per aver ruinate le fabbriche antiche, e morti gli architetti per le guerre, coloro che rimasero fecero dopo le fabbriche di questa maniera, le quali GIRARONO LE VOLTE CON QUARTI ACUTI e riempierono tutta Italia di questa maledizione di fabbriche, che per non averne a far più s'è dismesso ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero ed ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla bellezza delle fabbriche nostre, meritano che non se ne favelli più che questo[211]».

Queste poche parole contengono la vera Storia dell'Architettura Gotica; e, come oggi dicono, la sintesi della Storia. I Goti dettero l'arco acuto a' Tedeschi, e questo da' Tedeschi tornò in Italia. Il Vasari, poco versato nelle Storie civili de' popoli, non pensò punto a' Visigoti, ma sì agli Ostrogoti: e così la brevità come la sicurezza delle sue affermazioni dimostrano sempre più ch'egli ebbe i disegni del Tempio Gotico in Ravenna innanzi agli sguardi. Certamente non furono le presenti parole del Vasari, che per la prima volta nel 1550 comandarono agli uomini di chiamar Gotico lo stile ogivale, quantunque il nome di Gotico non si legga in Leon Batista Alberti, ed in altri Scrittori, che parlarono dell'arco acuto. Questo silenzio procedette dal loro proposito di trattar delle ragioni dell'arte, non della sua Storia. E però, secondo il comune dialetto di Liegi, nel 1659 chiamavansi Gotici gli angoli acuti della Chiesa delineata nelle Lamine presso il Wiltheim[212].

Ed or si comprende, che la sintesi del Vasari contiene in se tutte le verità Storiche intorno all'Architettura Gotica, od ogivale. I più recenti Scrittori non fecero, che aleggiare intorno al vero, descrivendone a brani a brani chi l'una e chi l'altra particella: gli uni volendo che lo stile ogivale si mostrò in Francia dopo la caduta del Romano Imperio, senza pensare a' Visigoti ed a Sant'Oveno: gli altri, che l'ogiva fu nemica de' Cattolici, senza rammentarsi dell'Arianesimo de' Visigoti: alcuni altri ch'ella fu Anglo-Sassonica, non ponendo mente a' Goti dell'anno 449 in Cantorbery, non che a' Tempj di Birca e di Letra: ed altri finalmente ricordarono l'arcano linguaggio degli Architetti Laici, quasi per lunghi secoli non avessero i Geti o Goti usato nel Settentrione d'Europa il secreto idioma de' lor mormorii e susurri Zamolxiani.

Un altro insegnamento si ritrae dal Vasari, ed è ch'e' non confuse le stirpi de' Goti con quelle de' Germani di Tacito. L'Hickes pretendeva, che Ulfila i cui progenitori nacquero, per attestato di Filostorgio[213], in Cappadocia, fosse un Tedesco. Al che rispose il gran Leibnizio, che i Goti non furono un popolo Teutonico: »Quod doctissimus HICKESIUS novissime Ulphilam ad Francos, vel ad aliam TEUTONICAM GENTEM voluerit GOTHICA referre, credo quod sibi persuadere non possit Gothos fuisse adeo Teutones[214]». Gli Scrittori Tedeschi d'oggidì scrivono intorno all'Origini Teutoniche secondo la maniera dell'Hickes, non del Leibnizio. Un altro uomo dottissimo di Svezia venne aleggiando intorno al vero, senza raggiungerlo, ed anzi capovolgendolo, quando egli fece uscire Zamolxi ed i suoi Goti dalla Scandinavia per andare a predicare l'immortalità dell'anime nella Tracia. Parlo della famosa Opera di Carlo Lund, intitolata Zamolxi, ove dice: »Getas seu Gothos exisse e Scandia affirmant inter alia Scaldae, mores, litterae, sacra et leges patriae omnium antiquissimae[215]».

Simili errori sull'origini de' Geti o Goti e de' Teutoni o Germani di Tacito corruppero la Storia dell'Architettura per la confusione fatta delle due stirpi di popoli affatto diversi, e per la dimenticanza, in cui si posero il Tracio cenacolo di Zamolxi ed i fatti seguenti dell'Architettura Gotica Oltredanubiana, la quale nel 412 passò nelle Gallie Meridionali, e si diffuse in tutta l'Europa con una doppia corrente; l'una Visigotica da' Pirenei, l'altra non meno Gotica dall'Alpi di Scandinavia, da Cantorbery e dalla Normandia di Rollone il Daco. Più volte, il confesso, doverono mutarsi e rimutarsi le sembianze dell'Architettura Gotica nel corso di più secoli; ma ella non perdè mai le sue naturali condizioni d'Oltredanubiana, e però diversa dalla Greca e dalla Romana. Le sue varie trasformazioni ammisero un uso più o men generale dell'ogiva: e se questa trionfò nel tredicesimo e nel quattordicesimo secolo sull'arco rotondo, non perciò dee dirsi, ch'ella era incognita nel quinto e nel sesto a' Visigoti.

XXXVIII.

La Chiesa di Roma ottenne in ogni età questa lode, che avesse amato benedire e santificare, non distruggere i Tempj del Paganesimo. Lo stesso ella fece intorno alle Chiese de' Goti Ariani di Spagna e della Gallia Gotica, dopo la loro conversione al Cattolicismo nell'anno 587. Durante l'Arianesimo, ben dovettero i Visigoti usar l'ogiva in odio della Chiesa Cattolica e dell'arco rotondo, al quale si dia pur il nome di Sacerdotale o Ieratico. Nella Gallia Gotica, ove ho detto più volte che rimase un lievito d'Arianesimo, l'ogiva dovè più lungamente piacere a' Visigoti non convertiti. Roma intanto accettato avea e benedetto l'ogiva, senza curare il breve stuolo de' Visigoti ostinati nell'eresia. E ben videro i Pontefici Romani de' secoli seguenti, che l'ogiva era di gran sussidio all'elevazione Visigotica de' Tempj la quale innalza gli animi delle fragili creature verso Dio.

Le Storie intanto dell'Architettura si scrivono al dì d'oggi sopra il fondamento, che i Visigoti non ebbero arte d'alcuna sorte, e che lo stile ogivale nacque nel decimo e nel duodecimo secolo. Il danno maggiore, che deriva da sì fatta proposizione, consiste nell'impedire, che si facciano le più diligenti ricerche in Ispagna e nella Gallia Gotica per vedere se può scoprirsi una qualche reliquia delle fabbriche de' Re Atanagildo, Sisebuto, Vamba, Recesvindo, Ervigio, ed Alfonso il Casto, alcune delle quali sussisteano a' giorni del Mariana. La Gallia Tolosana e la Marca Ispanica, ossia di Barcellona, dovrebbero esplorarsi altresì per trovarvi una qualche rovina, od almeno un qualche indizio di quell'industria Gotica, della quale il Muro ed il Fosso di Monpellieri nell'undecimo secolo non furono certamente il primo tentativo. Da queste ricerche un nuovo lume apparirà nella Storia della Cavalleria Spagnuola, della lingua e letteratura dei Provenzali e della civiltà intera d'Europa.

FINE.

NOTE: