Le labbra rosse di Maria avevano perduto il loro splendido colorito: erano livide e tremavano convulse.

—Conosci un certo marchese Diego Tiani?—chiese.

Il giovane non battè palpebra.

—È uno dei miei migliori amici—rispose con perfetta calma, impudenza—un buon ragazzo, al quale ho promesso di ricambiar presto i confetti di nozze, perchè egli prende moglie fra poco…

—È vero che gli hai parlato di me?

—Senza dubbio e ciò deve provarti l'immensità del mio affetto. Diego mi vantava un giorno la sua fidanzata, una sciocca che nutre molto dispetto per me, non essendomi mai schierato nel numero dei suoi ammiratori, e diceva che nessun'altra fanciulla a Milano poteva starle al pari: allora io non seppi resistere e risposi al mio amico che se ti avesse conosciuta, certamente avrebbe cambiato parere.

—Ed aggiungesti che ero tua amante, gli parlasti dei nostri ritrovi qui…

Il furfante fece un gesto di dolore. E gravemente, con una tristezza infinita:

—Io?—esclamò—E mi crederesti capace di un'azione così vile?

—Perdono, perdono—proruppe Maria come fuori di sè, gettandogli con impeto le braccia al collo—è stata quella contessina che me l'ha detto e mi fece tanto male.