Pochi minuti dopo, Gabriele e le due donne si trovavano nella retrobottega, illuminata da una lucerna a petrolio. Annetta aveva offerto al giovane da sedere, ma egli rimase in piedi, appoggiato alla tavola, fissando gli sguardi ardenti su Maria, che non potè sostenerli, si sentì venir meno…

—Sapete chi sono?—chiese egli lentamente…

—No, lo ripeto, non vi conosco,—rispose tremante Maria.

—Mi chiamo Gabriele Terzi.

Un grido sfuggi dalle labbra della guantaia.

—Gabriele Terzi… voi!—-proruppe con accento vibrata, convulso—Signore, volete prendervi giuoco di me.

Annetta guardava impensierita i due giovani, senza nulla comprendere.

—Non ho affatto la volontà di scherzare, credetelo; vi ho detto il mio nome, che voi dovete conoscere.

—Ebbene, sì, conosco questo nome e la persona che lo porta—replicò con impeto Maria—ma voi… non so chi siete…

—Perchè mentire? Sapete bene che nessun altro all'infuori di me porta un tal nome; il marchese Diego deve avervelo detto per farvi sua complice nella trama, che doveva perdermi nell'anima della contessina Adriana…