—Ve lo dirò, signor Presidente, ormai è inutile il mistero.
Ed allora la popolana ebbe uno sfogo: le parole le vennero alle labbra impetuose, tronche, gemebonde. Rifece la storia di quei giorni di sollevazione, di terrore, narrò le rapide peripezie a lei succedute, parendole rivivere in quei tempi, rievocandoli, raccontò la morte del marito, e il ritrovo di quella creaturina… coperta di sangue, svenuta, che ella aveva rianimata a forza di baci, di carezze, sentì subito d'amare come se l'avesse portata in seno…
Ridire la commozione che provava il pubblico a quella narrazione inaspettata, sarebbe impossibile…
Ma due persone sopratutto sembravano in preda ad un'eccitazione straordinaria: il come Patta e Maria.
Il primo continuava a stropicciarsi colla mano destra la fronte, che l'ansia, l'angoscia fortemente increspava; l'altra come colpita da atonia, teneva gli occhi sbarrati sulla popolana, chiedendo a se stessa se non sognava, se era la verità che le si rivelava dinanzi, spietatamente, in quel momento.
Tutti gli sguardi erano fissi su Annetta. Il Presidente le chiese se non aveva fatte indagini per scoprire a chi appartenesse quella fanciulla.
—Ho cercato per più mesi, ma inutilmente—rispose la popolana—allora supposi che la bambina fosse scampata per miracolo all'eccidio di qualche famiglia signorile, che i suoi parenti fossero tutti morti o fuggiti e mi convinsi che non apparteneva al mio ceto dalla biancheria finissima che indossava e da un medaglioncino che teneva al collo, raffigurante una testa di morto… attaccata ad una microscopica catena d'oro.
La popolana si interruppe. Un grido improvviso echeggiò nell'ampia sala, seguito dal rumore di un corpo che cadeva pesantemente e da più voci, che dicevano:
—Presto… un medico…
Vi fu un momento di tumulto indescrivibile…