—Che cosa succede?

—È il conte Patta, che è svenuto…

—Forse l'emozione, il caldo, è stato un'imprudenza la sua recarsi qui…

—Lo trasportano fuori.

—Non sarà cosa grave…

Queste ed altre esclamazioni si udivano nell'aula. Chi si mostrava contrariato, chi impietosito, chi curioso…

Il nome del conte Patta era giunto agli orecchi dell'accusata, producendole una sensazione profonda, mettendole nelle vene un brivido di angoscia, di paura. Le risuonavano in quel momento alle orecchie le parole pronunziate da Diego, allorchè rivelava a sua moglie, l'infamia del padre…

«Una spia, un traditore della patria, che il popolo milanese nei giorni memorabili della sollevazione, aveva giurato ammazzare. Egli è riuscito a fuggire, ma abbandonando alle furie dei ribelli, che ne dovettero far strazio, una moglie giovane e bella, un'innocente bambina.»

E se fosse lei quella bambina? Qualche cosa le diceva che non s'ingannava! Quel grido straziante che le risuonava in cuore, l'aveva ferita fin nelle viscere, non era l'appello di un uomo che sveniva per il troppo calore o l'emozione, ma l'evocazione disperata di un padre, che ritrovava la sua creatura!

Ecco perchè qualche cosa maggiore della sua stessa volontà, l'aveva spinta a distruggere quelle carte, che potevano perdere il conte. Era la voce del sangue che parlava in lei! Era Dio stesso che la guidava, per non dare al mondo lo spettacolo mostruoso di una figlia che perdeva, condannava il proprio padre…