Così dicendo s'inginocchiò su di uno sgabello, dinanzi alla popolana, le appoggiò la testa sul seno.
Annetta che l'aveva ascoltata in silenzio, in preda ad un'emozione indescrivibile, si curvò verso di lei, baciandola a lungo, con intensa passione; i suoi occhi erano pieni di lacrime.
Il conte era impallidito sotto la contrazione di una sofferenza acuta.
—Dunque mi rinneghi?—balbettò.
Maria non rispose.
—Sono stato molto colpevole—proseguì il conte—ma vorrai tu essere inesorabile con me, che venni qui per riparare i miei torti, renderti il posto che ti aspetta, le ricchezze alle quali hai diritto?
La popolana sussultò combattuta fra il timore e lo sconforto; lo sconforto per quella poveretta, che sentiva meritevole di miglior destino; il timore di separarsi da lei.
—Vi ringrazio, signore—disse Maria senza collera, ma senza emozione—preferisco la povertà vicino a lei, che la ricchezza al vostro fianco.
—Ma non io intendo dividervi: ella verrà con te, nel mio palazzo.
—Non più, signore—interruppe Maria con un accento d'indignazione frenata, che le rese la sua altera beltà—la moglie di Mario Durini, uno degli eroi caduti sulle barricate di Porta Vittoria, la popolana che arrischiò la sua vita per la libertà, non può vivere sotto il tetto di chi ha traditi i suoi fratelli, la patria. Ed io porto il nome di quel morto glorioso, e di mia madre adottiva.